La Bretagna E Le Invasioni dei Gaelici

Dopo l’Anatolia, la Grecia, e le rive dell’Adriatico, l’espansione dei caucasici proseguì verso nord, e mentre i coti occuparono le Alpi e la pianura Padana, i danai arrivarono fino a colonizzare la Danimarca, che dà loro prese il nome, dove fondarono anche una città che chiamarono Susa, un toponimo di origine persiana o sumera.

Poi in seguito alla pressione esercitata dagli ariani, dovettero spostarsi verso il nord della Francia, dove si erano già insediati gli iberi, e attraverseranno il canale della manica.

Qui incontreranno i galli, teniamo presente che Galli Galles e Britannia sono termini adottati dai romani per distinguere i popoli britannici.

 A incominciare da Britannia, un toponimo che indica la terra dei Pitti, chiamati anche Brittoni, quindi un etnonimo probabilmente confuso da Britti o Pritti, si tratta dei discendenti dei primi abitatori delle isole britanniche, sicuramente scandinavi, portatori del cromosoma “Y I1”

Il Galles invece, anche se non esistono fonti letterarie ed archeologiche che lo confermino potrebbe essere la terra d’origine dei Galli il quanto la regione sarebbe stata il luogo d’incontro tra i pitti e gli iberi (Milesi) provenienti dalla vicina Irlanda, portatori dello stesso cromosoma dei danai “Y R1b” i quali sarebbero giunti nel Galles prima dell’età del bronzo, mentre cotti e danai arriveranno solo dopo il IX secolo a.C., attraversando la Manica, o direttamente dalla Danimarca, ma portando con loro la cultura del ferro (Halstat).

A quei tempi gli iberi si definivano Milesi o figli di Mil, però erroneamente il venerabile “Beda” nella sua “Istoria ecclesiastica gentis Anglorum”, con la quale ha tentato di raccogliere le più antiche tradizioni celtiche, tramandate di bocca in bocca dai bardi, era convinto che Mil sia stato il re che ha condotto i Milesi alla conquista dell’Iberia, quando in realtà Mil era il nome di una Grande Madre della natura, chiamata come nei tempi più antichi i caucasici chiamavano il miglio “Mil” il quale fu uno dei primi cereali ad essere coltivato e quindi divinizzato nelle figura della Grande Madre, e quindi gli iberi si identificavano come figli di Mil; da notare la simbiosi di Mil con l’italica “Cerere”, la dea dei cereali.

Questo mi fa supporre che i milesi appartenevano alla prima civiltà agricola, chiamata: “Cultura della Ceramica Cardiale”, che iniziò a svilupparsi in Grecia a partire VI mila a.C., per poi espandersi in tutta l’area mediterranea e giungere in Irlanda qualche millennio più tardi.

Tracce del passaggio dei milesi le possiamo trovare nella toponomastica della Sicilia, in particolare la città di Milazzo, capoluogo di una valle fertilissima dove abbondano i toponimi con il prefisso Mil.

Milazzo fu fondata dagli abitanti di Mileto, una potenza Anatolica che gli ittiti chiamavano “Millawanda”, vale a dire: “Regina Mil”.

Quindi nel in Irlanda e nel Galles è avvenuta una fusione tra popoli geneticamente diversi che avrebbe dato origine a una stirpe ibrida, di padre caucasico e madre pitti o scandinava, come allora succedeva in tutto il mondo in seguito alle invasioni dei popoli stranieri.

Ciò è suggerito anche dalla mitologia irlandese, che cita la guerra tra le divinità Fomori (le divinità deiPitti) e i nuovi arrivati i “Tuatha de Danann” (le divinità dei Danai), vinta da questi ultimi, ed è confermato anche dalle più recenti indagini strumentali sulle pietre di Stonehenge, le quali hanno accertato che il monumento è stato edificato e modificato in due epoche diverse.

Le divinità Fomori erano gli Æsir della tradizione scandinava ma di origine indiana, mentre i Tuatha de Danann erano gli Asura originari della valle dell’Indo (Pachistan), quindi originate da una cultura comune differenziate dal tempo e dalla lontananza.

La fusione dei due popoli avrebbe generato una divinità unica comune a tutte e due le etnie, chiamato “Lug”, il Lucente.

Infatti Lug è figlio di una principessa Fomori “Ethniu”, a sua volta figlia del re “Balor” (probabilmente il dio solare dei fomori, tanto che Lug viene soprannominato il lucente), mentre il padre è un Tuatha de Danann sconosciuto, “Cian”, ma è figlio di “Dian Cecht” il dio della salute dei Tuatha de Danann che nella loro lingua significa: “Figli di Danu”.

Nella mia tesi appare evidente la contraddizione tra figli di Mil e figli di Danu, ma si tratta sempre della stessa entità divina, chiamata con l’epiteto tribale.

Questa leggenda è una testimonianza della continuità culturale tra i greci primitivi e i popoli Britannici, in quanto anche Ethniu come Danae fu imprigionata in una torre dal padre, il quale temeva che il figlio che sarebbe nato da lei lo avrebbe ucciso, ed infatti Ethniu, come Danae nonostante fosse prigioniera rimase gravida e diede alla Luce Lug.

Da sottolineare l’affinità etimologica tra il teonimo Ethniu, con il greco “èthnos”, come se la dea fosse una divinità che riunisce tutte le tribù.

Qui la leggenda si differenzia in quanto Acrisio re di Argo abbandona in mare Danae con il figlio Perseo, Ethniu invece partorisce tre gemelli che Balor fa abbandonare in mare, ma la druida “Birog” complice di Ethniu e Cian ne salva uno Lug, che nasconde nell’isola di Môn

Altra analogia dei due miti è il fatto che Danae era una principessa di Argo, Argos in greco classico, che significa: “Bianco”, o “Lucente”, come appunto era soprannominato Lug.

Quindi Lug e Perseo sono un unico personaggio figlio della continuità culturale delle tradizioni vediche, ma che essendo tramandate da popoli diversi, finivano per essere adattate alle necessità correnti.

Giulio Cesare annotava nel De Bello Gallico che il luogo più importante dove si riunivano i druidi dei galli era nel Galles, il luogo venne identificato solo nel 61 d.C., nell’isola di “Môn”, che i romani chiamavano Mona,

Infatti il motto dei gallesi era “Môn Mam Cymru”, che significava “Môn Madre del Galles” in quanto Cymru era il nome tribale dei gallesi.

In seguito a questa informazione il governatore della Britannia, Svetonio Paolino ne approfittò per organizzare una spedizione militare con lo scopo di sterminare i druidi, colpevoli di istigare il popolo alla ribellione.

Con il loro sterminio i druidi porteranno nella tomba tutto il sapere del loro tempo, del quale erano gli unici depositari, causando la fine della cultura celtica, ed indirettamente creando le basi per la futura penetrazione del cristianesimo.

Si racconta che l’isola Mona fosse il luogo natale di Lug, non a caso i celti con il nome Môn si riferivano alla Grande Madre e ai luoghi che la simboleggiavano.

Oggi il nome dell’’isola è stato maschilizzato in Man, ma gli inglesi preferiscono chiamarla Anglesey, sinonimo di chiesa proprio per le sue tradizioni antiche, che si sono conservate anche nel suo stemma, infatti, il Triscele che la rappresenta non è altro che il simbolo di Madre Natura e rappresenta le tre fasi della vita vegetale o biologica: “Semina, Raccolto e Rigenerazione”.

Lo stesso stemma lo possiamo identificare con l’insegna della Sicilia chiamato “Trinacria”, forse un legame tra i Milesi di Milazzo e i Milesi irlandesi?

In oltre recentemente, i satelliti della Nasa hanno fotografato una collina, poi risultata artificiale, e datata VIII secolo a.C., si tratta di una Moot Hill a forma di Triscele, situata nel centro del Kazakistan, praticamente nella culla della cultura caucasica.

Il toponimo Môn lo troviamo come prefisso anche nel nome del “Monviso (terra dei coti), il monte dove sorge i fiume “Eridano”, nome antico del Po.

Infatti il toponimo Monviso contiene anche una corruzione dell’etimo sanscrito “Vasu”, sinonimo di “Dimora”, quindi il nome primitivo della montagna indicava la: “Dimora di Môn”; questo mi fa pensare che i primitivi identificavano la Grande Madre Môn con la luna (“Moon” in inglese), in quanto approssimativamente la luna tramonta dietro al Monviso

A conferma dello stretto legame tra coti e danai, anche l’antico idronimo del fiume Eridano (oggi Po) ha origini gaeliche in quanto avrebbe avuto il significato di “Rhein-Danu”, ovvero “Fiume di Danu”,

Da citare in Inghilterra anche l’isola di Arran situata più a nord di Môn alla quale gli studiosi attribuiscono molta importanza, da notare che il toponimo dell’isola potrebbe essere originato dal teonimo “Arianna” ed è omonimo a quello di una città anatolica Harran, situata al confine con la Siria, che è tra le più antiche, e che ovviamente la bibbia non potendo dare importanza a un toponimo di origine pagana, cita come “Carre”, una città dove si praticava il culto della luna, e dove visse Abramo.

Da sottolineare che dopo “Ur” città natale di Abramo, Carre era il centro spirituale più importante dove si celebrava il culto della luna, identificata con il dio sumero “Nanna” divenuto Sin per i semiti, “Hubal”, per Abramo e gli arabi, i quali adorano ancora il suo simbolo, la pietra nera, ritrovata da Ismaele su ordine di Abramo, quindi dobbiamo supporre che prima dell’arrivo dei sumeri, a Carre (Harran), i caucasici celebrassero il culto di Môn.

All’ultima invasione della Britannia, oltre ai danai parteciparono anche i liguri coti, ma trovando una fiera opposizione da parte degli indigeni, si accontentarono di occupare la parte centro orientale dell’isola.

I gaelici che invasero la Britannia com’era tradizione degli albani la chiamarono “Alba”, ciò conferma la loro provenienza caucasica mentre i popoli indigeni li definirono “Scoti”, e “Scotia” il territorio che occuparono, cioè “Scozia”, vale a dire: “Terra degli Scoti”.

Con ogni provabilità i nomi scoti e Scozia derivano dal nome celtico del Kilt il gonnellino che gli scozzesi indossano ancora oggi con orgoglio come simbolo distintivo, mentre i galli e i pitti portavano le brache, che li distinguevano dagli scoti.

Infatti, etimologicamente gli etnici Scoti e Scozia, sono affini al lombardo-ligure “Scusà”, sinonimo di grembiule, continuato ancora oggi dal francese “Cotte”, e dal veneto “Cotoa”.

Ricordiamoci che alcune tribù venete si erano stanziate lungo le rive dell’attuale Normandia e del mar baltico, e parteciparono anche loro all’invasione della Britannia

Gli scoti fondarono la loro capitale: “Edimburgo” (Dùn Eideann), sopra a un vulcano spento, com’era tradizione degli albani, Ardea e Albalonga, per esempio.

Etimologicamente il nome gaelico di Edimburgo: “Dùn Eideann”, è un riferimento alla dea “Eriu” (chiamata anche Eri), la matrona d’Irlanda, potente divinità della guerra e della fertilità, che aveva favorito la conquista dell’isola da parte dei gaelici provenienti dalla Spagna, quindi Dùn Eideann, aveva il significato di: forte di Eriu.

In realtà il toponimo Eideann contiene la radice “Ann”, sinonimo di Anna, regina, o che potrebbe essere il teonimo Danu, mentre Eriu ci riporta all’italico Eridano con il prefisso Rhein che significa fiume, ma non si può escludere che si tratti di una fusione per difetto di pronuncia, tra il soggetto: Dea Anna o Danu, e il corrispondente celtico dell’articolo “La”.

Quindi anche Eriu come Mil sarebbe un falso teonimo frutto della carenza di informazioni e della non completa conoscenza delle lingue gaeliche, la cui diversità alla fine genera confusione.

Pertanto il toponimo Dūn Eideann aveva il significato di: “Forte sul Fiume di Danu”, oppure Forte della Dea Anna (o Danu), e ancora oggi il fiume si chiama “Forth.  

Ancora oggi a testimonianza indelebile dell’invasione dei gaelici, in Inghilterra troviamo: le “Danae Hills”, (le colline dei Danai), le “Pennine Chain” (la catena Pennina), e le “Cotswold Hills”, (le colline piane dei coti), tre toponimi che ricordano i nomi delle tre tribù celtiche che hanno invaso la Bretagna.

Da notare che ancora oggi tra gli anglofoni i nomi di: Danu e Penninus, sono tra i più diffusi, nella forma di Dana e Penny.

Sulle Cotswold (La terra dei coti), un gruppo di altipiani ricoperti da numerosi laghetti, sorge il Tamigi, il cui idronimo è originato dal nome della dea fluviale  “Tamesis”, forse un teonimo derivato da una corruzione di Tamara a sua volta prodotto per difetto di pronuncia da “Samara”.

Si tratta di una divinità sconosciuta, ma che io suppongo sia stata  una divinità delle acque ariana, in quanto con questo nome abbiamo un fiume affluente del Volga, e alla sua confluenza i resti di una città tra le più antiche, che gli archeologi chiamano Samara, e che l’archeologa e linguista lituana, Marja Gimbutas ha indicato come la culla della lingua Indoeuropea.

Un’altra corruzione di Samara la possiamo trovare in Galizia, dove esiste un fiume oggi chiamato Tambre, ma che i galli spagnoli chiamavano Tamara.

Tamara sarebbe un nome di origine ebraica, ma è molto diffuso in Russia, tanto che nel XI secolo d.C., è stato il nome di una regina della Georgia, la terra d’origine delle lingue gaeliche, Quindi devo supporre che Tamara, Tamesis e forse anche Sequana erano divinità che continuavano il culto primitivo di Samara

L’esistenza del teonimo Tamara trova riscontro anche nella forma maschile “Tamaro”, la quale fa riferimento a due monti particolarmente interessanti nello studio della preistoria.

Infatti il Tamaro più famoso appartiene al gruppo del Parnaso (Grecia), dove alle sue pendici sorgeva il tempio dell’oracolo di Zeus, il più importante e il più antico, in quanto sarebbe stato usurpato all’inizio dell’età del ferro (1000 a.C.)  alla Grande Madre “Dione”, nome ellenico di una divinità primitiva, la quale era anche madre di Afrodite, quindi Dione anche dal punto di vista etimologico, sembra un’omonima della vedica Danu, madre degli asura, la prima casta divina. Quindi è ipotizzabile che il toponimo Tamaro sia un toponimo che è stato maschilizzato con l’introduzione del culto di Zeus.

Un altro Tamaro domina la valle Veddasca, al confine tra l’Italia e la Svizzera, la terra dei leponzi, dei quali è certo che parlavano una lingua gaelica.

Si tratta di una valle impervia senza fondovalle, di difficile accesso, nella quale, come dice il nome: “Veda Nascosto” si sono rifugiati gli ultimi cultori delle tradizioni vediche, per sfuggire alle rappresaglie dei cristiani, i quali ci hanno lasciato come testimonianza della loro presenza numerose incisioni rupestri, inneggianti in modo particolare a una divinità solare, al quale era sacro un laghetto ancora oggi chiamato “D’Elio” situato a 930 metri di quota tra, il monte Borgna (toponimo originato dal teonimo Bormanus), e il monte Cadrigna.

Elios era una divinità solare anatolica, protettore di Wilusa, la Troia Omerica identificato da Omero con Apollo, che provabilmente in Anatolia era chiamato “Wilios” o “Uillos, da cui il nome del fondatore della città “Ilio”.

Un altro indizio sulle   radici comuni di liguri e scozzesi ce la fornisce Tacito, il quale cita il fiume Bodotria (Agricola), oggi “Forth” (fiume nero), sul cui lungo e profondo estuario si affaccia la capitale della Scozia Edimburgo, “Dùn Eideann”, in gaelico, la lingua degli antichi scozzesi.

L’idronimo Bodotria ci porta al ligure “Bodio”, o “Bodii”, nomi di alcune località rivierasche fondate dai leponzi, e sinonimi di profondo, da citare anche “Bodinco”, = “fiume profondo”, forse il nome leponzio del Po.

Il Bodotria (Forth) è dominato dallo “Stirling Castle”, una rocca della quale tre lati non sono accessibili, quindi il suffisso “tria” è un riferimento ai tre lati inaccessibili della collina, e che con ogni provabilità Bodotria era anche il nome della rocca.

Etimologicamente Bodotria è affine anche a Bodrum, il nome moderno dell’antica Alicarnasso, mancando indizi sull’origine del toponimo devo supporre che anticamente Bodrum fosse il nome della penisola sulla quale sorgeva Alicarnasso, la quale a causa di uno sviluppo urbanistico spropositato, l’antica polis potrebbe essere stata inglobata in un toponimo comune a tutto il territorio.

Nel VI secolo d. C., la rocca di Sterling era il caposaldo nord della “Northumbria”, una contea che ancora oggi mantiene il suo toponimo primitivo e che tradisce l’origine umbro ligure; ma non si può escludere il gaelico Cymru nome tribale degli scoti.

Si tratta di un territorio che si estendeva lungo la costa est, dal Bodotria al Tanao oggi Tweed, citato anche da Tacito, l’idronimo Tanao si accomuna al nome antico del Don: “Tanai”, alla cui foce sorgeva la città greca di “Tana”, due toponimi originati dalla corruzione per difetto di pronunci del tribale “danai” e dal teonimo “Danu”, la città di Tana era un emporio nel quale i greci commerciavano con gli Sciti.

I nomi di questi fiumi sembrano conciliarsi anche con la presunta divinità celtica “Tamara”, dalla quale avrebbe origine anche il nome del fiume italiano “Tanaro”, un idronimo che secondo alcuni studiosi sarebbe originato dal teonimo “Taranus”, in Piemonte lungo le rive del Tanaro, è attestata l’antica presenza del culto di Taranus che per i celti era una divinità con gli stessi attributi di Giove, Zeus e del primitivo Indra. anche qui non si può escludere una divinità femminile, poi maschilizzata dalla casta guerriera.

Sempre nel VI secolo d. C., il caposaldo di Stirling venne conquistato dai caledoni discendenti dei primitivi pitti, i Northumbri riconquistarono la roccaforte e la Caledonia nel IX secolo d. C., sotto la guida di “Kennet Mach Alpin” primo re di Scozia.

A partire da Kenneth Mach Alpin, tutti i re di Scozia sono stati incoronati sulla: “Pietra del Destino”, un parallelepipedo di arenaria rossa, che secondo la tradizione cristiana sarebbe appartenuto a Giacobbe, sulla quale ebbe una visione divina.
In seguito la Pietra fu donata da Mosè a Galamh, il re dei milesi, al quale aveva profetizzato la conquista della Spagna.

In realtà il parallelepipedo in arenaria rossa è un altare della tradizione vedica che sostituisce le Moots Hill

Il nome di Kenneth Mach Alpin”, tradisce l’origine albanese dei coti ed è la testimonianza del loro forte attaccamento dei alle loro tradizioni e alla terra d’origine, il che mi fa pensare anche ai numerosi Cozzi presenti nel legnanese, i quali potrebbero essere i discendenti degli antichi coti, che con la romanizzazione avrebbero adottato il nome tribale come cognome.

Anche Kenneth è un nome di origine cotia, infatti nel gaelico irlandese è “Cinàed”, che significa “Nato dal Fuoco”, mentre la forma scozzese è “Coinneach”, significa “Bello o Attraente”, quindi si tratta di riferimenti alla divinità solare “Bel”.

Nonostante che i linguisti considerino il nome William di origine germanica, attribuendogli il significato di Elmo, da cui Guglielmo, anche lui va considerato di origine gaelica, Infatti William è la continuazione del teonimo anatolico “Wilios” divinità solare e sinonimo di “Bianco” o “Lucente”, dal quale ha origine il nome “Ilio”, il fondatore di Wilusa, la Troia Omerica.

“Ilio”, è un nome che ritroviamo anche nella civiltà di Golasecca nella forma di “Uini”, “Vin”, e “Uenia”, mentre in Francia, tra i resti di un tempio celtico scavato attorno alla sorgente sacra di “Douix”, situata nei pressi Châtillon-sur-Senne in Borgogna, dove è stata ritrovata una dedica al dio, Apollo Windonnus pegno di un voto esaudito a un certo Uillo, nome dal quale sarebbe nata la pronuncia Will, poi britanizzata in William.

Apollo, Vindonnus e Bel erano sempre la stessa divinità, alcuni ritengono che anche Gramnos fosse una divinità solare, ma il nome gli deriva dalla roccia granitica che compone il monte Bianco, ai piedi del quale era adorato, quindi è ipotizzabile che il colore chiaro della roccia abbia indotto la gente a credere che il monte Bianco fosse la casa di Wilios, alias Gramnos.

Un altro fiume citato da Tacito è il “Clota”, oggi “Clyde”, un idronimo che ricorda i coti, si tratta di un’altra insenatura profonda, situata sul versante occidentale della Britannia, che con il Bodotria restringe l’accesso al nord dell’isola, tra le quali l’imperatore Antonino fece costruire un primo vallo per ostacolare le incursioni dei Pitti.

In Scozia sono molto diffuse le “Moots Hill”, chiamate anche “Colline Controvoglia”, in quanto si tratta di alture artificiali dell’altezza di qualche metro.

Nella lingua inglese Moots Hill significa: “Collina della Discussione”, e non a caso nel Medio Evo queste alture erano usate come luogo riservato alle assemblee dei villaggi, ma i ritrovamenti archeologici fanno pensare che siano più antiche, quindi potevano essere cumuli di terra che sostituivano i massi erranti e le montagne, come centri spirituali, non a caso Moots è una voce che mostra una forte affinità etimologica con il provenzale “Mots”, il francese “Mot”, il tedesco “Motz”, e l’italiano Motto, i quali hanno il significato di “Parola”, con i quali possiamo elencare il ligure “Mota”, che indicava una collina sacra.

La stessa tradizione delle Moots Hill la troviamo anche nella cultura dei paleoveneti, i quali costruivano delle colline in terra rossa che chiamavano Altnoi, sinonimo di altare. La stessa funzione doveva avere la Pietra del destino di re Galamh, forse utilizzata come altare nei luoghi isolati.


Rino Sommaruga

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22 risposte a “La Bretagna E Le Invasioni dei Gaelici”

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