I Galli

Chi erano i galli? Gli storici si limitano ad assimilarli alla cultura di “La Thene”, ma La Thene o Halstat, sono solamente siti archeologici dove miracolosamente si sono conservate tracce del passato, quindi punte di iceberg sommersi dal tempo, che rappresentano un fenomeno di vasta portata, del quale non possiamo conoscere la vera l’origine.

In ogni caso la civiltà di “La Thene rappresenta un’epoca preistorica sicuramente coeva all’espansione dei galli, i quali però si distinguevano fortemente dai celti e dai liguri, per due cose fondamentali, la prima era culturale, in quanto come religione e tradizione, erano molto più vicini ai persiani, in particolare le divinità galliche erano particolarmente radicate in Irlanda e Inghilterra, il che mi fa pensare che provenissero dalla Britannia.

La loro massima divinità era “Lug”, il Lucente figlio di Beel il sole, e come Varuna si incarnava nel cinghiale che era chiamato “Varaha”, (Mocco per i cristiani), da considerare che Lug, o “Lugal” era anche il nome della massima autorità sumera, il quale riassumeva in sé, sia le funzioni di capo temporale che spirituale; in oltre i galli, come i persiani portavano le “brache”, che poi abbandoneranno per assomigliare il più possibile ai romani, le quali erano un costume di origine caucasica utilizzato per cavalcare a pelo, comunemente indossate anche dai guerrieri persiani di Ciro e Dario, che romani e greci giudicavano ridicoli; ma la differenza tra i celti e i galli era soprattutto genetica.

Infatti gli storici di allora erano concordi nell’affermare che i galli non sopportavano il sole, il caldo e la fatica, mentre i liguri erano famosi per essere guerrieri e lavoratori infaticabili, ancora peggio andava quando i galli bevevano il vino, del quale erano golosi all’inverosimile, ma su di loro la bevanda aveva un effetto opposto a quello della “pozione magica di Asterix”, e tranne qualche caso di escandescenze, li rendeva praticamente inoffensivi, da ciò le loro disastrose sconfitte dopo aver assaporato il “calice” della vittoria.

Tito Livio racconta (Storia Di Roma dalla Sua Fondazione) che il cartaginese Asdrubale, dopo aver sorpreso i componenti dell’intero corpo di guardia gallico, in preda ai fumi dell’alcol (avevano rubato il vino dalla dispensa), li fece trucidare direttamente sul posto.

Perché i galli erano insofferenti al sole e al caldo è un argomento del quale nessuno ha mai provato a darci una spiegazione, e io vorrei provarci senza voler contraddire l’opinione degli esperti in paleontologia e medicina.


Tradizioni greche ed irlandesi vogliono, che i pitti, originari della Scizia, siano emigrati dalla Tracia e dopo aver circumnavigato la Spagna siano giunti in Irlanda e nel Galles, ma come abbiamo già visto i pitti erano la popolazione autoctona dell’Irlanda, mentre gli immigrati erano i pelasgi meglio conosciuti come “Milesi” o iberi, i quali invasero l’isola nella seconda metà del secondo millennio a.C.

Nel secolo XII, lo storico Islandese Snorri Sturlasson in “Historia Norvegiae”, descrive i pitti come dei pigmei che vagavano di mattina e di sera, mentre a mezzogiorno si nascondevano dentro a buche scavate nel terreno.
Nel De Bello Gallico, Giulio Cesare raccontava che i pitti avevano l’abitudine di dipingersi di nero.


Cassio Dione ed Erodiano, due storici greci del terzo secolo d.C., parlano dei caledoni, i pitti che abitavano il nord della Gran Bretagna, come di gente insensibile al freddo e alla fame, che girava nuda e si immergeva frequentemente nell’acqua, rimanendovi anche per giorni interi, non usavano corazze o elmi, non conoscevano l’oro, il ferro era il loro simbolo di ricchezza, con il quale fabbricavano le “Torque”, ornamenti che portavano al collo (i galli le portavano d’oro).

Tacito parla degli arii, una popolazione germanica di origine proto finnica, spesso confusa con gli ariani indoeuropei, i quali avevano l’abitudine di dipingersi il corpo di nero e di attaccare il nemico di notte.
La tradizione popolare vuole che si coprissero con una pelle di orso, animale sacro per le popolazioni proto finniche; ancora oggi simbolo della Russia, e che vivessero in caverne.
Si cita anche la ferocia di questa gente, che attaccava tutti, creando problemi pure ai vichinghi.


I galli venivano descritti: alti, biondi, occhi azzurri e bellissimi, praticamente il prototipo del modello ariano caratteristiche morfologiche che potrebbero aver ereditato dai pitti, il cui aspetto infantile o androgino, ha ingentilito la fisionomia dei loro discendenti meticciati con i celti, un aspetto che probabilmente ha funzionato come un forte richiamo sessuale, che ha favorito la loro integrazione.

Affermare che i Pitti o i finnici fossero i galli è impossibile, in quanto esistono tracce culturali che legano le tradizioni galliche alla civiltà di Samara, che l’archeologa e linguista lituana, Marija Gimbutas, indicò come la patria della lingua indoeuropea, quindi le origini dei galli sono da considerare ariane.


La civiltà di Samara è una cultura molto antica VII millennio a.C.,, che trae il nome dalla città di Samara, situata alla confluenza dell’omonimo fiume nel Volga.
Il nome Samara era quello di una divinità fluviale che è arrivato in Francia con i galli ambiani, i quali hanno chiamato Samara il fiume francese Somme, e Samarabriva (Ponte sulla Samara) la loro capitale, oggi Amiens.


Il toponimo Samara è arrivato anche in Italia portato sempre dai galli, i quali hanno fondato l’italiana Samarate, “Samarà” in dialetto, cittadina situata in riva all’Arno di Gallarate, il teonimo si sarebbe diffuso anche nella forma corrotta di Tamara, il nome gallico di un fiume della Galizia, Tamesis la divinità del Tamigi, e in forme maschilizzate come il fiume Tanaro o le due montagne sedi di oracoli chiamate Tamaro.
Da citare anche una coeva civiltà di Samarra, situata nella Mesopotamia medio alta, lungo la riva est del Tigri.

Trovo interessante l’etnonimo ambiani, in quanto potrebbe essere messo in relazione con l’origine dell’etnia gallica, infatti partendo dal presupposto che Samara era una divinità fluviale dei caucasici del Volga, vale a dire gli ariani, si può anche supporre che il fiume francese costituisse il confine tra il mondo celtico e quello ariano, quindi l’etnonimo ambiani potrebbe essere originato dal prefisso latino “ambi”, indicativo di ambito, vale a dire: tutti quelli che vivono attorno al fiume, oppure ambedue, ambi potrebbe essere il suffisso di entrambi, cioè due tribù diverse che si sono unite, ma trovo importante il gallico “ambactus”, sinonimo di “servo”, ruolo destinato ai figli dei guerrieri nati da schiave, specie se di etnia diversa, i quali erano liberi, ma non potevano accedere alla casta dei guerrieri.

Quindi è possibile che l’ambizione e la voglia di riscatto, portasse questi giovani a riunirsi in clan, che fondavano nuovi villaggi, ciò ovviamente creava delle tensioni con le tribù dei loro padri, i quali li spingevano verso la Francia e l’Italia, dove non avevano vincoli di parentela.

Volendo fare delle ipotesi sulle popolazioni che hanno dato origine all’etnia gallica si può pensare alle donne slave, un etnonimo che significa “schiavi”, dal latino “sclavi”.
Si tratta di una popolazione proto europea, il cui cromosoma maschile ”Y” appartiene all’aplogruppo “I”, originatasi 30000 anni fa, proveniente dal Caucaso, e insediatasi tra i Balcani, la Scandinavia, l’Inghilterra e l’Irlanda, vale a dire i pitti.

Sembra che i loro principali nemici fossero proprio gli ariani, quindi si può ritenere che gli slavi del baltico orientale, siano stati sottomessi dai germani, da ciò a causa delle loro abitudini nomadi e della mancanza di una cultura di stato, che li rappresentasse, e li difendesse, ogni singolo clan o tribù era in balia di tutti, pertanto è possibile che venivano indicati come schiavi o servi.


Ciò sembra confermato anche dall’origine del loro dio “Lùg”, il luminoso, indicato come il “Figlio del Sole”, ma secondo alcune tradizioni irlandesi era figlio di “Cian”, un “Tuata De Danaan” (i danava della mitologia indiana) la casta divina dominante, mentre la madre era “Ethniu”, figlia di “Balor” , il re dei “Fomori”, le divinità sconfitte (i pitti) , quindi Lug era una divinità frutto di un compromesso dovuto all’unione di una casta dominante con un’altra sottomessa. Non a caso, anche se in forma minore, oltre al cinghiale, anche l’orso simbolo dei pitti, veniva indicato come suo animale totemico.


Qui la tradizione sembra una fotocopia della mito greco di Danae e del figlio Perseo, e ci dimostra come le tradizioni Caucasiche sono state assimilate e riciclate dagli elleni. Infatti come nel mito di Danae, il re dei fomori Balor, per paura di essere ucciso dai nipoti che nasceranno da Ethniu, la rinchiude in una torre di cristallo, ma Cian con l’aiuto della druida “Birog”, riesce a scalare la torre e a congiungersi con Ethniu.
Dalla loro unione nasceranno tre bambini, che Balor farà gettare in mare, ma Birog riuscirà a salvarne uno, Lugh.

Però questo mito mi suona come un intreccio di vicende confuse, in quanto il teonimo Balor mi porta al dio sole e comunque al “Ba’al akkadico”, mentre il nome del druida “Birog”, richiama il lombardo “Birocc”, sinonimo di calesse, carro a due ruote, come i carri da guerra e da parata dell’antichità, quindi il druido Birog è da considerare il conducente del carro del sole, mentre il teonimo Ethniu si riferisce a una Grande Madre Terra chiamata Eriu. Quindi Ethniu non era figlia di Balor ma forse madre, imprigionata dal figlio assetato di potere e poi liberata da Cian.

Tradizioni ariane vogliono che Cian fosse figlio del Dagda, il re delle divinità dei celti norreni, alter ego del ligure “Taranis”, di Giove e Zeus, e adorato anche dai galli norreni, i quali come gli ambiani erano influenzati dalla cultura germanica.

Rino Sommaruga

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20 risposte a “I Galli”

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