{"id":331,"date":"2021-01-01T17:13:49","date_gmt":"2021-01-01T17:13:49","guid":{"rendered":"http:\/\/europei.cloud\/?p=331"},"modified":"2023-07-14T14:18:58","modified_gmt":"2023-07-14T14:18:58","slug":"il-tirolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/europei.cloud\/?p=331","title":{"rendered":"Il Tirolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&nbsp; Il Tirolo esiste come stato indipendente fin dal XII secolo d.C., allora era un possedimento del conte Mainardo I di Tirolo-Gorizia, ed aveva un\u2019estensione territoriale che comprendeva parte dell\u2019Engadina, della val Tellina fino a Tirano, tutto il Trentino, il Friuli e l\u2019Austria, mentre il capoluogo era Castel Tirolo nei pressi di Merano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il concetto di Tirolo serpeggiava gi\u00e0 in epoca romana, in quanto i legionari fondarono una base logistica nei pressi di Innsbruck chiamata Teriolis, poi divenuta citt\u00e0 mercato, oggi identificata con Zirl, quini possiamo supporre che Teriolis fosse un toponimo con il quale i romani identificavano il territorio di un popolo che adorava una divinit\u00e0 della terra chiamata Maia, o anche \u201cMagera\u201d, perch\u00e9 era la portatrice dei frutti della terra, dalla quale prender\u00e0 il nome il mese di maggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, documenti risalenti al 857 d.C. attestano che Merano in origine era chiamata Maia, mentre il territorio circostante era detto Mairania<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome primitivo di Merano \u00e8 conservato ancora oggi dai due quartieri pi\u00f9 antichi della citt\u00e0, Maia Alta e Maia Bassa, un toponimo che faceva riferimento a Maia una dea greca della fertilit\u00e0, adorata anche dai romani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le logiche che nei tempi primitivi condizionavano la fondazione dei villaggi, mi fanno supporre che Maia Alta fosse il villaggio retico primitivo, mentre Maia Bassa fosse il primo insediamento romano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In seguito i villaggi del circondario sarebbero stati riuniti in un unico centro amministrativo chiamato Mairania, sinonimo di \u201cMaia Regina\u201d, diventato Meran in tedesco e Maran in ladino, mentre io ipotizzo una pronuncia pi\u00f9 primitiva come \u201cMer\u00e0a\u201d, o \u201cMer\u00e4\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Maia era una divinit\u00e0 della primavera, e faceva parte dell\u2019olimpo greco in quanto madre di Ermes, il messaggero degli dei, ed era figlia di Pleione, una ninfa protettrice della navigazione, a sua volta figlia di Oceano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il padre di Maia era Atlante, uno dei titani spodestati dagli dei dell\u2019Olimpo, pertanto possiamo supporre che Maia fosse una grande madre pre ellenica, in quanto nella lingua greca antica il suo nome significava: \u201cOstetrica\u201d il cui culto \u00e8 migrato verso nord con i celti, vale a dire i greci primitivi, come i minoici o i pelasgi, dei quali i reti abitanti del Tirolo potevano essere una trib\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo la tradizione romana, ogni primo maggio il sacerdote di Vulcano le sacrificava una scrofa gravida, nessuno ne conosce la ragione ma uno scrittore del IV secolo d.C., Ambrogio Teodosio Macrobio, riferisce che Lucius Cincio Alimento (uno storico, politico e pretore in Sicilia, nel 210 a.C., quando venne fatto prigioniero da Annibale), nei suoi annali (andati perduti) spiegava che Vulcano era il marito di Maia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che Lucio Cincio fosse soprannominato Alimento mi fa supporre che fosse il sacerdote di una divinit\u00e0 dell\u2019agricoltura, come appunto poteva essere Maia, il cui culto potrebbe essere stato adottato dai romani durante la seconda guerra punica, in quanto solitamente i romani cercavano di rabbonire le divinit\u00e0 dei nemici, ammettendo i loro culti a Roma, erigendo templi in loro onore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec fecero con Giunone durante la guerra con Vejo, e con Cibele, la Grande Madre dei frigi, adorata anche dagli insubri alleati di Annibale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse Maia, la Primavera, era figlia di Retia Phora? La grande madre dei reti,&nbsp; come Persefone e Proserpina lo erano di Demetra e Cerere? L\u2019accostamento a Vulcano mi fa pensare anche a Thera, la Grande Madre dei minoici, della quale il vulcano Santorini era la sua manifestazione, In questo caso Vulcano poteva esserle padre o marito. Non a caso nella mitologia greco-romana Efesto e Vulcano erano mariti rispettivamente di Afrodite e Venere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma essendo Maia una dea della primavera il suo essere andrebbe comparato a quello di Persefone e Proserpina, che come lei nella mitologia greco-romana erano la Primavera e mogli di Ade e Pluto, due divinit\u00e0 del regno dei morti, per cui potevano stare tra i vivi solo sei mesi l\u2019anno, i quali coincidevano con la primavera e l\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi il vero marito di Maia avrebbe potuto essere Velkhanos una divinit\u00e0 dei morti cretese (minoici), il cui nome o entit\u00e0 potrebbero essere stati confusi dai latini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il teonimo Thera potrebbe essere anche lui all\u2019origine del toponimo Tirolo, in quanto \u00e8 la radice greca che indica la terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la divinit\u00e0 pi\u00f9 importante dei reti sembra essere stata Reitia, che alcuni storici identificano anche come Rethia Phora la dea dei passaggi, in quanto veniva raffigurata con in mano una chiave, perch\u00e8 considerata la Guardiana della porta del Cielo e pertanto veniva identificata con la luna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un particolare da non trascurare \u00e8 il nome del passo Resia, il quale ricalca esattamente il teonimo Rethia Phora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sicuramente Rethia era la Grande Madre del popolo retico, e per questo si chiamavano reti, vale a dire: figli di Reitia o Rethia, ma in ogni caso si trattava della stessa entit\u00e0 divina di tutte le grandi madri della cultura indoeuropea, quindi alter ego di Demetra e Cerere Cibele e forse madre di Maia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piuttosto contradditorio il fatto che al passo Resia sorge L\u2019Adige ed inizia la valle Venosta, due toponimi che sembrano riferirsi ad altre divinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ufficialmente Adige sarebbe la traduzione del tedesco \u201cTyrol\u201d, il quale significa terra e farebbe riferimento alla Grande Madre Thera, Gea o Gaia per gli elleni, Tellus per i romani, la quale &nbsp;a sua volta darebbe il nome all\u2019adiacente val Tellina, &nbsp;mentre il prefisso \u201cAd\u201d, di Adige \u00e8 caratteristico in alcuni nomi di fiumi, che ritroviamo anche nel nell\u2019idronomo Adda che sorge in val Tellina, quindi considerando la stretta identit\u00e0 culturale tra gli antichi tirolesi e i valtellinesi escludo che Adige e Tyrol abbiano lo stesso significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 il nome dell\u2019Adige \u00e8 una corruzione del teonimo \u201cAdit\u012b una Grande Madre alter ego di Danu, indicata come la madre delle divinit\u00e0 \u201caditya\u201d, i quali non sono altro che Varuna, Indra, Mitra, ecc. vale a dire gli stessi danava figli di Danu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi Adit\u012b e Danu sarebbero stati i nomi tribali di una stessa entit\u00e0 divina, e con ogni probabilit\u00e0 Adit\u012b era la grande madre dei germani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da ci\u00f2 deriverebbe l\u2019utilizzo del prefisso \u201cAd\u201d nella formazione di alcuni idronomi, e soprattutto voglio indicare il nome dell\u2019Adamello, la montagna che divide la valle Camonica dal Tirolo il quale \u00e8 formato dal prefisso \u201cAda\u201d, e dalla radice celtica \u201cMello\u201d, comunemente nota come sinonimo di collina, ma evidentemente a quei tempi, la gente non distingueva le colline dalle montagne, e per loro erano semplicemente dei luoghi alti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi il toponimo Adamello avrebbe indicato una montagna sacra ad \u201cAda\u201d, forse un diminutivo di Adit\u012b; questo grazie al suo imponente ghiacciaio che ricopre la sua vetta, che gli antichi consideravano una manifestazione della Grande Madre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da considerare nei pressi del Passo di Resia il Lago della Muta, situato nel comune di Curon; il cui toponimo fa pensare alla presenza di un gur\u00f9, il quale interpretava i mugugni di una donna muta, come manifestazione della volont\u00e0 del dio, il quale doveva trattarsi di una divinit\u00e0 solare come appunto Vindonnus, un\u2019usanza che riscontriamo anche nella fondazione di Roma, in quanto il nome di Acca Laurentia significava appunto la Muta dell\u2019Alloro, albero sacro alle divinit\u00e0 solari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Acca Laurentia era soprannominata la \u201cLupa\u201d, in quanto secondo la credenza popolare il dio dell\u2019alloro, il Lupo Apollo, oppure un\u2019altra divinit\u00e0 solare si accoppiava con lei trasmettendogli le sue volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019Iliade Omero cita la sacerdotessa di Apollo destinata a rimanere inascoltata, quindi possiamo concludere che anche lei fosse muta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma ci\u00f2 che non torna in questo mito \u00e8 il nome della sacerdotessa: \u201cCassandra\u201d, il quale significa: \u201cColei che Passa tra le Querce\u201d, quindi era una sacerdotessa di Cassio, e non di Apollo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 a dimostrazione che i racconti di Omero potevano essere ispirati da fatti e personaggi realmente vissuti, ma non coerenti o in relazione tra loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La presenza del culto di una divinit\u00e0 solare, potrebbe aiutarmi a svelare l\u2019origine del toponimo Venosta, in quanto posso prendere in considerazione il fatto che la valle \u00e8 chiamata anche val di Sole, per la presenza di un monte indicato con il nome Sole, il quale per i valligiani ha un\u2019importanza vitale, in quanto ripara la valle dalla tramontana, conferendole un clima mite e asciutto che favorisce l\u2019agricoltura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi il toponimo valle Venosta potrebbe essere originato da un teonimo legato al culto del sole come potrebbe essere \u201cVindonno\u201d, chiamato anche Windo o Lindo (sinonimo di Bianco) una divinit\u00e0 del sole anatolica, protettore di Troia (Wilusa) al quale era sacre anche Vienna e \u201cVinitia\u201d (Venezia) primitiva (le citt\u00e0 Bianche).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisogna considerare che i reti erano i discendenti degli abitanti primitivi della Grecia e Anatolia, provenienti dall\u2019Albania caucasica attuale Azerbaigian, e originari della Persia pertanto erano portatori di una cultura che in epoche successive i micenei e gli elleni hanno adattato alle loro lingue e culti, prima con Poseidone e poi con Zeus, tanto che Vindonnus diventer\u00e0 Apollo ed Elios. Infatti i celti romanizzati associavano il culto di Apollo con quello di Vindonnus<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisogna sottolineare che i romani conoscevano la Rethia con il nome di Raetia et Vindelicum, proprio perch\u00e9 il territorio era popolato dai vindelici una trib\u00f9 di adoratori di Vindonnus arrivati nel territorio retico dopo la caduta dell\u2019impero ittita e quindi portatori della cultura del ferro, i quali si sarebbero insediati tra i reti, risalendo la valle Venosta, per poi scendere in riva al Danubio; e dove non a caso i romani fonderanno la citt\u00e0 di \u201cAugusta Vindelicum\u201d, oggi semplicemente Augusta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da citare anche Veldidena, \u201cUuiltino\u201d per i vindelici, dove i romani fondarono un\u2019altra base di rifornimento, il luogo oggi \u00e8 chiamato Wilten, un toponimo che richiama la divinit\u00e0 Wilios (Bianco), ed \u00e8 un quartiere di Innsbruck.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quartiere sorge ai piedi del monte Bergisel, un toponimo che in apparenza potrebbe sembrare germanico ed indicare una fortezza, ma considerando che sulla cima del monte sono stati ritrovati bronzi risalenti al XII secolo a.C., in gran parte trafugati, e tracce di altari votivi, che testimoniano la presenza dei celti \u00e8 fuor di dubbio che il toponimo sia di origine retica, quindi Bergisel significava Monte di Isel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quale sia il significato di Isel \u00e8 difficile dirlo, ma una traccia ce la potrebbe fornire il fenicio Ezbel, dal quale deriva l\u2019indeuropeo Isabella, il cui significato era \u201cAmante di Bel\u201d, per cui possiamo supporre che il monte Isel svolgesse le stesse funzioni della torre di Babele, sulla quale viveva una sacerdotessa destinata all\u2019incontro carnale con il dio, Bel, Baal o Vindonnus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In proposito anche l\u2019italico Veldidena porterebbe all\u2019identica ipotesi, in quanto il suffisso \u201cDena\u201d potrebbe derivare dal nome Dana che in sanscrito significa \u201cGenerosa\u201d, e in persiano \u201cSapiente\u201d, due etimi derivanti da lingue antiche, che comunque farebbero riferimento a una sacerdotessa o a una dea.Da sottolineare anche il fatto che ancora nel 850 d.C., oltre al toponimo romano \u201cLocus Wiltina\u201d, era ancora in uso il nome Vindelico del luogo, vale a dire: \u201cUuiltino\u201d, il quale ci riconduce al golasecchiano Uillo e all\u2019omerico Ilios\u201d, il mitico fondatore di Troia, e che con le 2 u al posto della W, denota l\u2019origine primitiva della lingua parlata dai vindelici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In seguito alla mitologica guerra di Troia (Wilusa) l\u2019Anatolia fu investita da una grave carestia, un evento che trova riscontro sia nella leggenda del principe Tirrenus, che nei documenti egiziani, i quali registrano l\u2019invio di cereali agli ittiti da parte del faraone Merenptah, in quanto gli alleati erano stati colpiti da una carestia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi a causa della carestia, verso la fine del secondo millennio a.C., gli agricoltori anatolici sarebbero migrati verso nord, seguendo la costa adriatica &nbsp;raggiungendo il Veneto, da dove risalendo la valle Venosta arriveranno nella Raetia transalpina, dove si divideranno, alcuni clan si dirigeranno verso il Baltico, altri raggiungeranno la Normandia, dove dopo oltre un millennio li trover\u00e0 Giulio Cesare, che li chiamer\u00e0 \u201cVeneti dell\u2019Armorica\u201d, Pomponio Mela cita il lago di Costanza con il nome di \u201cLacus Venetus\u201d, Claudio Tolomeo cita il Golfo di Danzica come&nbsp; \u201cSinus Venedicus\u201d, Plinio il Vecchio li localizza lungo la Vistola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa migrazione merita un commento a parte, perch\u00e9 a parte la diffusione dei segreti della metallurgia del ferro, he fino allora gli ittiti avevano tenuta segreta, l\u2019abbandono dei campi divenuti improduttivi, ha dato il via a una fase storica molto importante, che ha determinato l\u2019inizio del periodo ellenico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019abbandono della coltivazione ha favorito il ritorno della pastorizia, e quindi l\u2019arrivo dei pastori Dori, Ioni ed Eoli (elleni), che gi\u00e0 premevano dal confine della Siria, le cui capre potevano nutrirsi con le erbacce che crescevano sui campi inariditi dall\u2019eccessivo sfruttamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli elleni poi raggiungeranno anche la Grecia, evidentemente anche lei colpita dalla carestia dove fonderanno una nuova grande civilt\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sempre in merito alle divinit\u00e0 anatoliche giunte nel Tirolo all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 del ferro, bisogna citare anche Kephisos dio delle sorgenti, dal quale prende il nome la sorgente Cepina in val Tellina, e tante altre fonti diffuse sulle Prealpi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal teonimo Kephisos deriva anche il nome di una roccia chiamata ceppo, dalla quale abitualmente sgorgano le acque della falda idrica superficiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In val Tellina era adorato anche Bormanus, al quale tra le varie fonti erano sacre le sorgenti di Bormio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le divinit\u00e0 norrene che avrebbero potuto originare il nome del Tirolo, \u00e8 appariscente il teonimo \u201cTyr\u201d, il dio della guerra e della giustizia dei germani (ariani), ma la divina Maia mi fa ritenere che i tirolesi fossero un popolo di contadini pacifici, discendenti da quegli agricoltori persiani (danai), che migliaia di anni prima abbandonarono la Persia in cerca di nuove terre da coltivare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I quali attraversando il Caucaso, l\u2019Anatolia, i Balcani, le Alpi e la Manica, popolarono l\u2019Europa Occidentale, portando con s\u00e9 una parte del seme della cultura indoeuropea, che poi avrebbero ricongiunto con la parte del seme portata dai germani, i quali avevano popolato l\u2019Europa Orientale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Rino Sommaruga<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Copyright 2019 Rino Sommaruga<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">rinosommaruga@gmail.com  Facebook Rino Sommaruga<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp; 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