{"id":7,"date":"2019-02-24T15:47:47","date_gmt":"2019-02-24T15:47:47","guid":{"rendered":"http:\/\/europei.cloud\/?p=7"},"modified":"2026-07-23T08:49:39","modified_gmt":"2026-07-23T08:49:39","slug":"i-caucasici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/europei.cloud\/?p=7","title":{"rendered":"I Caucasici"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia degli indoeuropei ha inizio almeno 20.000 anni fa, quando secondo gli studiosi di genetica, si manifesta una mutazione genetica del cromosoma Y che viene indicata come aplogruppo R1<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 sarebbe avvenuto nell\u2019Asia siberiana nei pressi della confluenza del fiume Samara nel Volga, luogo gia individuato dall\u2019archeologa e linguista Marjia Gimbutas, la maggiore esperta della cultura indoeuropea, la quale aveva anche elaborato la tesi delle ondate Kurgan che partendo dal Samara avrebbero popolato l\u2019Europa, avvenute per\u00f2 a partire dal et\u00e0 del rame.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma oggi la genetica ci dimostra che l\u2019aplogruppo R1 si sarebbe diviso in due sottoclade, R1a, al quale appartengono i discendenti dei popoli Kurgan dell\u2019et\u00e0 del rame, e R1b, al quale appartengono i discendenti dei popoli che in epoca remota attraverso il Caucaso e il subcontinente Indiano sono penetrati pacificamente in Medioriente nell&#8217;Area mediterranea e nell\u2019Europa occidentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E non a caso la presenza in Italia del R1b, viene attestata a 14.000 anni fa, dai resti fossili del cacciatore di Villabruna, in provincia di Belluno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Certamente il personaggio faceva parte di un gruppo isolato di cacciatori, ma dimostra la presenza genetica di questo ceppo, almeno nel Caucaso meridionale, prima delle invasioni kurgan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019incontro tra lo R1b e l\u2019aplogruppo G, originario della valle dell\u2019Indo ma ancora oggi presente in modo consistente nel Caucaso in Anatolia e in Europa meridionale mi pone il dilemma da dove sia iniziata la migrazione di questa sottoclade, se nel Caucaso, o se invece i siberiani siano prima transitati dall\u2019India.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cio indicherebbe una separazione dal gruppo principale molto piu antica, il che sarebbe giustificata appunto dalla nuova mutazione genetica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al contrario delle invasioni kurgan questa migrazione \u00e8 avvenuta senza lasciare tracce in quanto compiuta in un\u2019epoca in cui gli uomini vivevano pacificamente, nutrendosi dei frutti della natura, quindi possiamo pensare a gruppi di cacciatori siberiani, che si sarebbero integrati con popoli culturalmente pi\u00f9 evoluti, come gli abitanti della valle dell\u2019indo, appartenenti all\u2019aplogruppo G, i quali sono stati i precursori dell\u2019agricoltura, e con loro l\u2019hanno &nbsp;diffusa&nbsp; lungo le coste del Mediterraneo fino ad arrivare nelle isole britanniche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio era la Grande Madre Terra, ma col tempo gli uomini si resero conto che era l\u2019acqua a renderla fertile, e nell\u2019immaginario umano la dea prese la forma di un fiume, che con il suo scorrere sinuoso somigliava a un serpente, quindi la dea si trasformava in serpente per accoppiarsi con il suo amante, il serpente cosmico Ofione (Ofiuco, costellazione del Serpentario).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta di una tradizione continuata anche nella Grecia classica, infatti nella teogonia di Esiodo la Grande Madre che dal Caos crea l\u2019universo \u00e8 Gea,&nbsp;mentre Ofione diventa Uranos.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tradizione dei danai la dea assume il nome di Danu, che nella lingua sanscrita (indiano ufficiale, la lingua pi\u00f9 antica ancora parlata) ha il significato di pioggia o liquido, mentre in avestico (persiano antico) significava letteralmente: fiume, e non a caso il nome del fiume Danubio, oltre al teonimo Danu, contiene il greco \u201cbyos\u201d, sinonimo di \u201cvita\u201d, quindi Danu \u00e8 la Vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal nome avestico della dea possiamo dedurre che i danai erano un popolo di origine persiana, che in epoca primordiale migr\u00f2 verso nord ovest, attraversando l\u2019Afghanistan, il Caucaso seguendo le rive del Mar Nero e del Danubio, fino a raggiungere il Nord Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella tradizione pi\u00f9 antica il serpentario era Varuna (Vrtra nella mitologia hindi), figlio e amante di Danu e signore delle acque, poi ripudiato in favore dell\u2019altro figlio Indra, la costellazione del Toro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, di fronte ai periodi di magra dei fiumi e alle successive piene che avvenivano dopo i temporali, tra gli uomini si fece strada la convinzione che Varuna fosse un demone che imprigionava l\u2019acqua sui monti, mentre il dio dei fulmini e dei tuoni la liberava, pertanto Indra divenne l\u2019amante della dea e dio della fertilit\u00e0, mentre Varuna venne definito un demone<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da notare che la costellazione del Serpentario non ha mai costituito un segno astrologico, proprio perch\u00e9 lo zoroastrismo la considerava una divinit\u00e0 diabolica, mentre l\u2019idea di una divinit\u00e0 benefica che fertilizza la terra, trova anche un riscontro scientifico nei temporali, in quanto bisogna considerare che i fulmini distruggono le molecole dei gas che attraversano, pertanto favoriscono la combinazione: ossigeno idrogeno, che porta alla pioggia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nasce cos\u00ec la cultura indoeuropea che avr\u00e0 il Caucaso e il Mar Nero come epicentro e crocevia di popoli che pur appartenendo ad etnie diverse: europei, indiani, arabi, semiti, sumeri ed egizi, svilupperanno le loro culture partendo da un\u2019unica divinit\u00e0 primordiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">XII mila anni fa, l\u2019Europa, che fino all\u2019epoca di Tobleki Tepe, era abitata da gruppi sparsi di cacciatori, geneticamente africani, appartenenti agli aplogruppi patrilineari \u201cE\u201d, \u201cF\u201d, divenne meta delle popolazioni caucasiche, appartenenti agli aplogruppi \u201cG\u201d Europa occidentale, \u201cI\u201d, Balcani, Scandinavia e Inghilterra, \u201cN\u201d, Finlandia, nord della Russia europea e Siberia. Si tratta di gruppi genetici tutt\u2019ora presenti nei paesi sopra citati, dove tranne l\u2019Inghilterra e l\u2019Europa occidentale hanno la discendenza pi\u00f9 numerosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fa eccezione il gruppo \u201cG\u201d, quello pi\u00f9 antico, e padre della civilt\u00e0 neolitica, il quale pur essendo in fase di estinzione \u00e8 tutt\u2019ora fortemente radicato in alcune isole genetiche, situate lungo il percorso principale della sua diffusione, e ancora oggi osservando la mappa della sua presenza si pu\u00f2 ricostruire le tappe della sua espansione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Originario della valle dell\u2019Indo (Pakistan), dopo aver tentato di inseguire il sogno umano di allora: \u201cArrivare alla casa del dio Sole\u201d, la presenza di questa linea genetica \u00e8 attestata nel sud della Cina e nelle isole del Pacifico, forse ostacolati dai popoli che li hanno preceduti, si rivolsero verso il Caucaso, attraversando la mezzaluna fertile, da dove grazie al fatto che l\u2019Europa era scarsamente abitata, dilagarono verso il nord-ovest.La loro prima meta fu il Caucaso, dove ancora oggi in Ossezia (Georgia e Russia), la presenza dell\u2019aplogruppo patrilineare \u201cG\u201d si aggira in percentuali tra il 20 e il 40%,dopo di che osservando una mappa che visualizza la sua distribuzione: WWW.eupedia.com\/europe\/haplogrup-G2a- si nota una larga fascia che indicando una percentuale minima del 15% attraversa l\u2019altipiano Anatolico, dirigendosi verso il golfo di Smirne dove le presenze risalgono al 40%, mentre nel resto della Turchia si attestano al 10%, percentuali altissime se si considera l\u2019antichit\u00e0 delle migrazioni, ma forse giustificate dalla vicinanza dell\u2019Ossezia, dalla quale le migrazioni potrebbero essere continuate fino ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In merito all\u2019Ossezia \u00e8 molto indicativo il fatto che anticamente era chiamata \u201cAlania\u201d, che in sanscrito la lingua pi\u00f9 antica ancora parlata sulla terra, significa: \u201cCasa della Neve\u201d, ed ancora oggi le cime innevate del Caucaso sono raffigurate nello stemma dell\u2019Ossezia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La comunit\u00e0 anatolica pi\u00f9 antica di cui si ha notizia, \u00e8 il popolo di \u201cHatti\u201d, \u00e8 citato in documenti accadi, risalenti al XXXVI secolo a.C., erano pastori ed avevano addomesticato il cane, ma sapevano anche lavorare il metallo, la ceramica e navigare. Impossibile affermare se appartenessero al ceppo genetico primitivo \u201cG\u201d, o al pi\u00f9 recente \u201cR1b\u201d che gli stava subentrando per mezzo degli ittiti, una popolazione originaria della steppa nord caucasica, con la quale si sono integrati. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che durante la battaglia di Kadesh, XIII secolo a.C., gli egiziani li distinguevano dagli ittiti per l\u2019aspetto differente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 supporre che la differenza somatica fosse nel colore della pelle o dei capelli,infatti si pu\u00f2 ritenere che vivendo migliaia di anni sugli altipiani, dove l\u2019atmosfera rarefatta riduce notevolmente il filtraggio dei raggi solari, tra la popolazione del gruppo \u201cG\u201d si sia prodotta una selezione naturale che ha favorito le persone di carnagione scura, come gli hindi per esempio, mentre \u00e8 noto che i popoli della steppa, tradizionalmente hanno la pelle chiara e i capelli biondi, anche se a quel tempo la definizione di biondo era alquanto estemporanea, e spesso si confondeva con il rosso caratteristico dei persiani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi in Anatolia nonostante che l\u2019aplogruppo R1b\u201d, si sia sovrapposto al \u201cG\u201d \u00e8 scarsamente diffuso, infatti lo troviamo in proporzioni che variano dal 20% lungo la costa del Mar Nero al 10% nel resto del paese, e completamente privo di enclavi genetiche, mentre \u00e8 concentratissimo in Europa, dove \u00e8 arrivato seguendo le rive dell\u2019Adriatico e le coste del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Degli Hatti ci rimane la citt\u00e0 pi\u00f9 antica fin\u2019ora scoperta Catal H\u00fcy\u00fck, 5700 a.C:, le cui case erano costruite muro contro muro, con l\u2019accesso dal tetto, e senza porte e finestre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lasciato il golfo di Smirne, il ramo genetico \u201cG\u201d, riaffiora sulle rive tessaliche dell\u2019Egeo; terra famosa per essere stata abitata dagli eoli, il primo popolo ellenico a raggiungere la Grecia e prima ancora dalle popolazioni che hanno colonizzato l\u2019Italia durante l\u2019et\u00e0 del bronzo, come i mitici: pelasgi, gli iapigi, gli enotri, i dauni ecc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Tessaglia emerge la cultura di Sesklo 6850 a.C., oggi considerata postuma alla cultura della ceramica \u201ccardiale\u201d, la quale fa riferimento a un sistema di decorazione dei vasi, ottenuta attraverso l\u2019uso come stampini di particolari tipi di conchiglie. La ceramica cardiale risulta diffusa anche a Catal H\u00fcy\u00fck, e sulle coste del Libano, ma la sua maggior diffusione avviene sulle coste Balcaniche e in Italia, Francia e Spagna, quindi la possiamo considerare come caratteristica del proto europeo occidentale. Un particolare molto significativo \u00e8 che in Spagna e Francia questa cultura emerge nei luoghi dove sono presenti toponimi simili a quelli della cultura ligure, Murcia, Valencia Albacete, Baleari, Catalogna, Provenza e valle del Rodano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia c\u2019\u00e8 da segnalare il ritrovamento sulle Alpi della mummia di Similaun, la quale si \u00e8 accertato che apparteneva all\u2019aplogruppo \u201cG\u201d, e la presenza di due localit\u00e0 chiamate Alagna situate in luoghi frequentati dai cercatori d\u2019oro liguri &nbsp;prova di una sicura relazione tra i liguri e l\u2019Alania caucasica. Queste popolazioni inizialmente vivevano in grotte, ma impararono rapidamente a, coltivare, allevare e navigare; in realt\u00e0 bench\u00e9 vivesse in grotte, si trattava di una societ\u00e0 molto evoluta, per la quale vivere in case scavate nella roccia era un\u2019usanza religiosa, in quanto adoravano la \u201cGrande Madre Terra\u201d, una tradizione paleolitica, le cui tracce le troviamo ancora oggi nei \u201cSassi di Matera\u201d, dove il toponimo Matera significa proprio \u201cMadre Terra\u201d. Questa cultura viene associata alla diffusione in Europa dell\u2019aplogruppo \u201cG\u201d, del cromosoma \u201cY\u201d, infatti oggi le maggiori concentrazioni di questo ceppo genetico le troviamo proprio al di la del canale d\u2019Otranto, sulle Murge, i monti calabresi, e gli Appennini centro-meridionali, Sicilia, Sardegna, Spagna Portogallo, sull\u2019arco alpino e in Boemia; la ceramica cardiale \u00e8 associata anche ad alcuni monumenti megalitici dell\u2019Europa nord-occidentale, presso i quali sono stati ritrovati alcuni manufatti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contemporaneamente al ceppo \u201cG\u201d anche l\u2019aplogruppo \u201cI\u201d originario dell\u2019India, inizia la colonizzazione dell\u2019Europa, risalendo il corso del Danubio e del Don, dove emerge la cultura di Karanovo datata VI-VII millennio a.C., anche questa cultura adorava la Grande Madre Terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da citare la trib\u00f9 dei Cocuteni-Trypillian, V millennio a.C., la quale costruiva citt\u00e0 da 10-14 mila abitanti, che bruciavano ogni 60-80 anni per trasferirsi altrove. Questa usanza mi fa supporre che si trattava di un popolo di pastori, o contadini, che praticavano la rotazione dei campi, ragion per cui \u00e8 ipotizzabile che la terza generazione creasse nuovi insediamenti, mentre il villaggio antico con la morte degli anziani, veniva bruciato in segno di purificazione, ma anche per rigenerare la terra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La diffusione del cromosoma \u201cY\u201d ceppo \u201cI\u201d continua in Polonia con i cacciatori della cultura del Maglemosiano, Mullerup in Danimarca, 7.500 a.C., per poi diffondersi nella Germania nell\u2019est Europa in Inghilterra e Scandinavia, cultura di Cangemose 6.000 a.C., alla quale seguir\u00e0 la cultura di Ertebolle, 5.300 a.C. Infine dobbiamo citare l\u2019aplogruppo patrilineare \u201cN\u201d, originario dell&#8217;Indocina 20.000 anni fa si \u00e8 diffuso in tutto il nord euroasiatico, dalla Siberia alla Finlandia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Contemporanea al Karanovo \u00e8 la cultura di Starcevo dal VII a lV mila a.C., Serbia, agricoltori e cacciatori, alla quale succede la cultura di Vinca 5.500 a.C. 15 Km da Belgrado, lavoravano il rame con strumenti molto progrediti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche Belgrado era soprannominata la: \u201cCitt\u00e0 Bianca\u201d, infatti nel Medio Evo il suo nome fu spesso cambiato in \u201cAlba Bulgarica\u201d, o Alba Greca\u201d, ma il tutto era dovuto al dio solare Windo adorato dagli albani e dagli juli con il nome di Bel, infatti il toponimo Belgrado significa appunto \u201cMonte di Bel\u201d, in quanto la citt\u00e0 primitiva, o forse il centro spirituale, era posto su una collina situata alla confluenza della Sava nel Danubio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel III secolo a.C., Belgrado era nota con il nome di \u201cSingid\u016bn\u201d un toponimo che con il suffisso \u201cD\u016bn\u201d, farebbe riferimento a un luogo fortificato, mentre il prefisso \u201cSingi\u201d potrebbe essere un verbo celtico dal quale si sarebbero originati il tedesco \u201csinge\u201d e l\u2019inglese \u201csing\u201d,&nbsp; i quali hanno il&nbsp; significato di: \u201ccanto\u201d, evidentemente il toponimo faceva riferimento a una fortezza situata in un luogo dove si manifestavano le \u201cbrontidi; si tratta di brontolii provenienti dal sottosuolo, la cui bassa tonalit\u00e0 li farebbe somigliare a un canto, un fenomeno che ancora oggi si manifesta lungo le rive del fiume Ombrone, e che gli antichi consideravano la voce della dea del fiume.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo mi porterebbe anche a pensare che D\u016bn sia il nome di Danu la dea del Danubio, e quindi Singid\u016bn avrebbe avuto il significato di \u201cCanto di Danu\u201d; in oltre D\u016bn sarebbe l\u2019etimo che ha originato anche il nome del fiume Don.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla cultura di Vinca apparterrebbero anche le tavolette di Tartaria, una localit\u00e0 della Transilvania situata nei pressi di Alba Iulia, una citt\u00e0 fondata dai romani con il nome di Apulus, in onore di Apollo e per questo chiamata anche \u201cCitt\u00e0 Bianca\u201d, il che presuppone l\u2019esistenza di un villaggio primitivo sacro a Windo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le tavolette fanno parte di reperti rinvenuti in un contesto archeologico datato III millennio a.C., ma che un recente esame al radio carbonio ha stabilito che la loro origine risale al 5500 a.C. e sarebbero quindi la testimonianza della pi\u00f9 antica forma di scrittura mai ritrovata. (WWW Tavolette di Tartaria Wikipedia).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A parte le ipotesi avanzate da vari gruppi di studiosi, a mio parere le pietre potrebbero essere amuleti conservati per secoli, oppure realizzate con materiale di recupero, ma quello che conta \u00e8 il significato delle incisioni, che nessuno \u00e8 ancora riuscito a decifrare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In una delle tavolette appare un animale con collo e corna lunghi da sembrare un cervo o un caprone, ed \u00e8 presente un albero, mentre in basso ci sono piccole incisioni che sembrano raffigurare la crescita dell\u2019erba o dei cereali, mentre alla sinistra di chi guarda, si nota una figura confusa che presenta due linee sinuose, le quali sembrano raffigurare un fiume con un suo affluente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A mio parere quella tavoletta sembra un omaggio alla dea del fiume che nutre la natura, ma volendo valutare pure le cinque tacche presenti in alto a sinistra, si potrebbe pensare anche alla quinta luna, corrispondente al mese di maggio, la luna durante la quale secondo le tradizioni antiche, la natura si risveglia e il toro feconda la Grande Madre. Altre due tacche appaiono ben distanziate dalle prime e potrebbero raffigurare le lune in cui avviene il raccolto: settembre ed ottobre<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema sembra ripetersi anche nella tavoletta pi\u00f9 piccola, la quale presenta un foro e un diametro di 6 cm. che la fanno sembrare a un medaglione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel medaglione ritroviamo le cinque tacche, che questa volta sono barrate, come a indicare un ciclo trascorso, mentre appare la lettera \u201cD\u201d, ripetuta 3 volte la quale mi sembra un chiaro riferimento alla dea Danu o D\u016bn, In oltre, sono presenti altri simboli piuttosto complessi che sembrano raffigurare le lettere \u201cX, H, E, R\u201d. ma che al momento non sono in grado di collegare a tradizioni antiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella terza tavoletta, praticamente indecifrabile, sembra apparire una figura antropomorfa dal corpo filiforme, vicino al volto di un suino, forse lo sciamano con la sua scrofa? &nbsp;Ma non si pu\u00f2 escludere che l\u2019immagine simboleggi lo spirito del dio che si incarna nel suino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019animale appare in un\u2019altra parte della tavoletta in forma miniaturizzata, completo e di profilo, ma il contesto non \u00e8 riconoscibile. Si potrebbe pensare al cinghiale semilanuto o alla sua femmina, alla quale facevano ricorso i sacerdoti del culto di Varuna (Signore delle Acque) e in seguito anche i druidi celti, per attirare la benevolenza del dio; pertanto le tavolette sarebbero state incise durante l\u2019et\u00e0 del rame o comunque nel pi\u00f9 tardo paleolitico, quando il culto di Varuna era gi\u00e0 in auge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cultura di Vinca \u00e8 associabile all\u2019arrivo dei danai con la tribu dei daci, pacifici contadini adoratori di Danu, come sembra indicare il toponimo Alba, che i romani chiamarono Apulum in onore di Apollo, gli slavi la chiamavano anche B\u04d3lgrad (Citt\u00e0 Bianca), che si pronuncerebb: B\u00e8elgrad, un chiaro riferimento alla divinit\u00e0 solare Bel.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trovo molto significativo anche il toponimo Deva, Dewa nel medio evo, nome di una citt\u00e0 che sorge ai piedi di una collina dalla forma piramidale sulla cima della quale sono rimastri i ruderi di una fortificazione medioevale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua forma e il fatto che domina la valle del fiume Mures (Erodoto lo chiamava Maris) mi fa pensare che il toponimo indicasse un centro spirituale dove si adoravano divinit\u00e0 deva, come appunto Danu la Grande Madre di tutti i deva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Successivamente con la prima ondata kurgan arriveranno i Traci, che fonderanno Varna, e sostituiranno la cultura contadina della Vecchia Europa (come la chiamava l\u2019archeologa Marjia Gimbutas), con la cultura dei guerrieri<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">      \u00c8 importantissima la cultura di Varna, datata 4600 a.C., la quale oggettivamente \u00e8 un\u2019evoluzione del Karanovo, ma il toponimo ci dice che spiritualmente il culto di Varuna ha preso il sopravvento su quello della Grande Madre. Questa cultura potrebbe testimoniare l\u2019arrivo sui Balcani dell\u2019aplogruppo patrilineare \u201cR1b\u201d, portatore del culto di Varuna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Varna \u00e8 un toponimo originato da un difetto di pronuncia, che ha provocato la caduta della \u201cu\u201d trasformando il teonimo \u201cVaruna\u201d, nel toponimo \u201cVarna\u201d, citt\u00e0 sacra a Varuna. A Varna si registra il ritrovamento di 296 tombe a inumazione, molte delle quali erano ricche di sofisticati gioielli in oro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricchezza delle tombe e il riferimento a Varuna mi fanno pensare all\u2019arrivo di un popolo di guerrieri, forse gli antenati dei traci, che hanno assunto il ruolo di casta dominante, riducendo la popolazione autoctona al ruolo di \u201cslavi\u201d, vale a dire servi o schiavi. Dei Traci si hanno notizie a partire dalla tarda et\u00e0 del Bronzo, le quali li indicano come un popolo numeroso e potentissimo, i ritrovamenti archeologici li indicano ricchi ed abilissimi nella lavorazione dell\u2019oro, quindi erano sicuramente continuatori della cultura di Varna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I traci dell\u2019et\u00e0 del rame proprio perch\u00e9 numerosi migreranno verso nord al seguito dei danai risalendo il corso di fiumi come il Danubio e il Don, raggiungendo cos\u00ec la pianura Padana e la Danimarca, la terra dei danai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E non \u00e8 un caso se l\u2019ingegnere Felice Vinci ha pubblicato un saggio dal titolo: \u201cOmero nel Baltico\u201d, un&#8217;opera fondata sulla toponomastica baltica, nella quale l\u2019autore ha riscontrato la presenza di numerosi toponimi di chiara origine greca., ai quali possiamo aggiungere il nome Tracy portato in Inghilterra dai normanni, i quali erano originari del Baltico, in quanto&nbsp; tra i discendenti delle famiglie non romanizzate, il nome di un individuo non era associato a un cognome, ma alla trib\u00f9, o al luogo di nascita, oppure al nome del padre o della professione svolta, e&nbsp; che in seguito al concilio di Trento (1545), questi identificativi diventeranno cognomi veri e propri, per poi diventare anche dei nomi, come nel caso di Tracy.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da sottolineare che tanto ai fiumi che alle regioni che andranno ad occupare, daranno nomi originati dal teonimo \u201cDanu\u201d,la madre di Varuna e degli asura le prime divinit\u00e0 vediche. Nel rigveda Danu \u00e8 solamente la personificazione delle acque che viene divorata dal demone serpente \u201cVrtra\u201d divinit\u00e0 del cielo (costellazione del Serpentario), il quale a sua volta viene ucciso da Indra (pianeta Giove), che diventer\u00e0 il re degli dei vedici, mentre i suoi attributi dio del tuono del fulmine della pioggia ecc. saranno attribuiti a tutte le divinit\u00e0 preminenti tra i popoli indoeuropei e semiti: Zeus, Giove, Tinia, Taranis.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 Vrtra \u00e8 Varuna, inizialmente adorato come: \u201csignore del cielo della terra e delle acque\u201d, poi retrocesso a re dei naga (uomini serpente), e tradizionale nemico di Indra. Questo scambio di nomi probabilmente \u00e8 dovuto al fatto che il culto di Varuna \u00e8 molto pi\u00f9 antico del rigveda e pertanto i suoi estensori possono aver confuso il nome.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tradizione vedica \u00e8 una evoluzione delle credenze paleolitiche, secondo le quali: \u201cLa Grande Madre dopo essere emersa dal caos, si accoppia con il serpente Ofione (Costellazione del serpentario), e dalle uova che depone scaturisce la vita\u201d, in seguito Ofione sar\u00e0 ripudiato e sostituito dal Toro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella eterodossia della mitologia greca Varuna diventa Uranos, dio del cielo, figlio e marito di Gea, dea della terra, la Grande Madre, la quale lo avrebbe concepito da sola, in seguito per volont\u00e0 di Gea sar\u00e0 spodestato dal figlio Crono (la continuazione della tradizione vedica), il quale regner\u00e0 con la moglie e sorella Rea. In seguito anche Crono sar\u00e0 spodestato dal figlio Zeus, il quale possedeva gli attributi di Indra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piuttosto complessa \u00e8 la presenza alla foce del Danubio del toponimo Histria, in quanto fa riferimento a una citt\u00e0 fondata dai milesi, per commerciare con i Traci, e a una regione slava confinante con l\u2019Italia, ma che nella forma maschile: \u201cHistro\u201d, era anche il nome primitivo del Danubio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, Histro e Histria sarebbero originati dal greco \u201cstrygos\u201d, il nome della civetta, l\u2019uccello totemico della dea Athena, potentissima divinit\u00e0 pre ellenica, che rimase matrona di Atene anche con l\u2019arrivo dei semiti elleni, la quale era raffigurata con la civetta sulla testa e veniva chiamata anche\u201d Strig\u00f2s\u201d, da ci\u00f2 il tracio e proto indoeuropeo \u201cHi Stria\u201d, cio\u00e8: \u201cla strega\u201d, da cui anche Stiria e Austria, e anche nel dialetto lombardo troviamo Stria come sinonimo di strega.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Athena era la fusione della cultura indoeuropea, con l\u2019antico culto della dea uccello praticato dall\u2019antica civilt\u00e0 vin\u00e7a, una cultura pre indoeuropea sviluppatasi lungo il Danubio, VI-III millennio a.C. che vedeva nella dea uccello (la Civetta), come la datrice di vita e di morte  che sovraintendeva al rigenerarsi della natura, alla quale con l\u2019affermazione della cultura indoeuropea, tale attributo venne sostituito con il titolo di Signora del sapere, delle arti e della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quindi con l\u2019arrivo dei danai l\u2019Istro cambi\u00f2 nome in Danubio in onore della loro dea, la grande Madre Danu, mentre la radice stria \u00e8 rimasta a caratterizzare i toponimi locali, come Austria, Stiria, Istria e lungo il suo corso in territorio ungherese troviamo anche la citt\u00e0 di Strigonio sede di una fortezza romana dove avrebbe risieduto anche Marco Aurelio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A conferma del fatto che questi toponimi, facciano riferimento ad Athena Stryg\u00f2s, troviamo anche il monte \u201cPalla Bianca\u201d, la montagna pi\u00f9 alta delle Alpi Venoste la quale era sacra ad \u201cAthena Pallade\u201d, colei che scaglia l\u2019asta, per ci\u00f2 soprannominata anche \u201cPalla\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra le numerose trib\u00f9 trace, possiamo citare i Bitini e i Tini due trib\u00f9 gemelle, le quali con ogni provabilit\u00e0 adoravano Tinia, il re degli dei etruschi, il cui teonimo concorre a formare i nomi di alcuni fiumi situati nel territorio ligure, quindi posso supporre che queste due trib\u00f9 hanno partecipato alla colonizzazione della Padania e del territorio del Rodano, un altro idronomo che contiene la radice Danu In quanto precedentemente colonizzato dai danai.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli studi sulla genetica ci dicono che l\u2019aplogruppo \u201dR1b\u201d apparso 9000 anni fa inizialmente si rivolse verso la valle del Nilo attraverso la quale penetr\u00f2 l\u2019Africa fino a raggiungere l\u2019attuale Camerun, dove questo ceppo \u00e8 ancora presente tra la popolazione di pelle nera. Contemporaneamente questo ceppo genetico inizi\u00f2 una lenta colonizzazione delle coste mediterranee, fino a raggiungere lo stretto di Gibilterra, dove \u00e8 ancora presente tra le popolazioni berbere, per poi raggiungere la Spagna e il nord Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Erano gli, iberi una popolazione caucasica proveniente dall\u2019attuale Georgia, che come gli albanesi, provenienti dalle attuali Azerbajan e Armenia, appartenenti allo stesso aplogruppo \u201cR1b\u201d, e si potevano definire la coda dell\u2019immigrazione danaide, ai quali poi seguiranno le migrazioni dei semiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli albanesi che storicamente conosciamo come \u201cdanai\u201d, via mare colonizzarono anche l\u2019Italia a partire dalla Puglia dove ancora oggi esistono testimonianze del loro passaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso del terzo millennio, gli iberi seguendo le tradizioni pastorizie, avrebbero progressivamente colonizzato il nord Africa, mandando avanti nuovi clan formati dai secondogeniti, terzogeniti e figli successivi, i quali con nuove mandrie occupavano nuovi spazi, e considerando l\u2019aridit\u00e0 del Nord Africa, potrebbero aver raggiunto abbastanza rapidamente la Spagna, da dove poi raggiunsero L\u2019Irlanda, L\u2019Inghilterra, la Francia e forse L\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa migrazione \u00e8 testimoniata dal \u201cLibro delle invasioni\u201d, un testo elaborato nel XI secolo d.C., da uno sconosciuto monaco irlandese, si tratta di un libro che, a parte qualche incongruenza biblica, dovuta al fatto che l\u2019estensore del libro era un monaco cristiano, trova svariate conferme a livello archeologico e genetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti l\u2019autore racconta che gli antichi gaelici, partiti dalla Scizia (Il Caucaso), quindi discendenti di Jafet figlio di No\u00e8, arrivarono in Egitto dove il loro re \u201cGalamh\u201d, spos\u00f2 la principessa Scota figlia del faraone Amenofi, ma quando il faraone anneg\u00f2 nel Mar Rosso, i gaelici (appellativo derivato dal fatto che parlavano il gaelico, la lingua dei celti) dovettero abbandonare l\u2019Egitto, e prima di arrivare in Spagna vagarono per diversi anni lungo le coste africane del Mediterraneo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A parte l\u2019incongruenza della vicenda del faraone che annega nel mar rosso, considerando che il nome Scota \u00e8 di chiara origine caucasica, ritengo pi\u00f9 plausibile che la principessa fosse una sorella andata in sposa al Faraone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In proposito Giuseppe Flavio (Antichit\u00e0 Giudaiche libro XIX) cita un Coti, re degli armeni che rende omaggio al re dei giudei Erode Agrippa; ma una testimonianza del passaggio degli iberi lungo le coste africane, sono anche le citt\u00e0 di Susah in Cirenaica e Susa in Tunisia, due toponimi di origine caucasica, che fanno riferimento alla regione di Shushi (Sowsi) in Azerbaijan terra di provenienza degli iberi e degli albani che hanno diffuso in nome Susa anche in Italia e in Europa<br>Un\u2019altra traccia del passaggio dei caucasici nella toponomastica dei luoghi, sono i nomi dell\u2019isola di Alboran e dell\u2019omonimo mare che divide il Marocco dalla Spagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scizia era considerato anche il territorio dell\u2019attuale Georgia, che in epoca storica era diviso tra la mitica Colchide e una regione chiamata Iberia, che erano situate ai piedi del monte pi\u00f9 alto del Caucaso, l\u2019El\u2019brus (5642 m s.l.m.), il quale, in considerazione delle pi\u00f9 antiche tradizioni indoeuropee, \u00e8 da ritenere che nell\u2019antichit\u00e0 fosse considerato la dimora di una divinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il monte El\u2019Brus d\u00e0 il nome anche alla catena montuosa \u201cElburz\u201d, o \u201cAlburz\u201d, la quale inizia poco pi\u00f9 a sud dei monti caucasici, e che separa il mar Caspio dall\u2019altipiano iranico, la sua montagna pi\u00f9 alta si chiama \u201cDamavand\u201d, (2671m slm.) un altro vulcano (spento), il cui nome richiama una dea madre \u201cDamatira\u201d, adorata dai messapi in puglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto il Damavand che l\u2019El\u2019Brus sono due vulcani spenti, una caratteristica anche del monte Albano, erano considerate la dimora di una divinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 mi fa pensare che secondo le credenze popolari pi\u00f9 primitive: \u201c La Grande Madre Terra, avrebbe creato l\u2019universo, attraverso un\u2019eruzione vulcanica scaturita dal Caos\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 sembra confermato anche dalle tradizioni Hindu, secondo le quali un antico monte El\u2019Brus, oggi chiamato \u201cHara\u201d o \u201cMeru\u201d, (6660 m slm.) facente parte della catena dell\u2019Himalaya, dai cui ghiacciai nasce il Gange, sarebbe il polo terrestre del \u201cAxsis Mundi\u201d, l\u2019asse cosmico che collega la terra alla luna, attorno al quale ruota l\u2019universo, ma in questo caso non si tratta di una montagna nera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente le tradizioni induiste sono una eterodossia postuma alle pi\u00f9 antiche mitologie vediche, inizialmente penetrate in India nella valle dell\u2019Indo, oggi Pakistan, e successivamente diffuse nel resto del sub continente indiano, probabilmente sotto il controllo di una casta dominante, che le ha dogmatizzate dogmatizzate nel Rig Veda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio \u00e8 la grande sacralit\u00e0 del monte Kail\u00e2s, che lo rende inviolabile agli appassionati di alpinismo, sul quale ci sono le sorgenti dell\u2019 Indo, il primo fiume sacro della cultura vedica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da notare l\u2019affinit\u00e0 etimologica del toponimo Kail\u00e2s con il Kasio siriano.<br>lo stesso vale per Varuna, che per gli induisti era solamente il re dei naga, gli uomini serpente, mentre per i popoli europei era la massima divinit\u00e0 vedica, perci\u00f2 tutto va valutato con il beneficio d\u2019inventario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Valutando che il fiume pi\u00f9 importante della Spagna \u00e8 chiamato Ebro, \u201cIber\u201d, in gaelico, che i romani chiamavano \u201cIberius\u201d, dal quale \u00e8 derivato il toponimo \u201cIberia\u201d e l\u2019etnico \u201ciberi\u201d, e considerando l\u2019affinit\u00e0 etimologica tra: il nome del monte El\u2019brus, con l\u2019Ebro spagnolo, sulla base delle tradizioni cultuali indoeuropee, si pu\u00f2 ipotizzare una relazione religiosa tra le due iberie e quindi anche etnica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La relazione culturale tra le due iberie \u00e8 indicata anche dal nome antico del fiume georgiano Kouban, anticamente chiamato \u201cHypania\u201d, (da cui Espania), il quale sorge proprio sul monte El Brus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La radice \u201cebro\u201d la troviamo anche nell\u2019etnonimo \u201cebreo\u201d, il che apre la strada a migliaia di ipotesi, che andrebbero affrontate in un contesto specifico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo dobbiamo considerare l\u2019antichissima citt\u00e0 di Ebla, che gli studiosi ritengono che appartenesse ai semiti, quando: oltre all\u2019affinit\u00e0 etimologica del suo nome con l\u2019idronimo Ebro, la sua fondazione risale al 4500 a.C., cio\u00e8 quando i danai provenienti dalla Persia e dall\u2019Afghanistan attravesavano la Siria per raggiungere il Mediterraneo, quindi possiamo supporre gli iberi provenissero da questa citt\u00e0, successivamente abitata dai semiti, che solo nel 1700 a.c., gli avrebbero cambiato il nome in Mardikh in onore della nuova divinit\u00e0 mesopotamica Mardukh che si stava affermando in quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da valutare anche l\u2019affinit\u00e0 del toponimo El\u2019brus con il nome delle Alpi, dell\u2019isola e del fiume Elba, ma come testimonianza del legame culturale tra i liguri e gli iberi \u00e8 molto significativa la presenza sullo spartiacque tra la Liguria e la provincia di Alessandria, di una montagna chiamata Ebro (1700 m. slm.), un toponimo che richiama il fiume iberico Ebro e il monte caucasico El\u2019Brus.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella preistoria il monte Ebro dell\u2019Appennino era sicuramente una montagna sacra, sede di un guru molto importante, in quanto domina la valle del Curone, un toponimo cristiano che ha sostituito l\u2019indicativo ligure \u201cValle del Guru\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nome della vicina valle Ossona indica la presenza di gente appartenente alla trib\u00f9 ligure degli \u201coxsubii\u201d, provenienti dalla Provenza, quindi sicuramente imparentati con gli iberi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Contrariamente alle affermazioni del libro delle invasioni, nessun faraone \u00e8 mai morto annegato nel mar Rosso, mentre l\u2019ultimo Amenofi (Akhenaton), \u00e8 morto nel suo letto nel 1350 a.C., e la sua morte scaten\u00f2 un periodo di persecuzioni, in quanto Akhenaton era il faraone monoteista che abol\u00ec tutti gli dei, imponendo il culto di Aton.<br>Alla sua morte, la reazione violenta dei sacerdoti di Ammon e della nobilt\u00e0, provoc\u00f2 l\u2019abbandono di Akhetaton, (La citt\u00e0 di Aton), oggi chiamata Amarna, conosciuta dagli archeologi come la citt\u00e0 abbandonata, una vicenda archeologicamente attestata, che potrebbe aver ispirato la leggenda dell\u2019esodo biblico, quindi gli sciti, se fossero stati amici di Akhenaton, per non essere coinvolti nelle vendette dei sacerdoti di Amon avrebbero preferito allontanarsi dall\u2019Egitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il passaggio degli iberi potrebbe essere avvenuto due secoli prima, al tempo della cacciata degli hyksos, quando il faraone Seqenenra Ta\u2019o (antenato degli Amenofi), fu ucciso in battaglia, (1555 a.C.). Alla morte di Seqenenra Ta\u2019o, e del primogenito ancora bambino Kamose, sal\u00ec al trono il fratello Ahmose, padre di Amenofi I, il quale ci offre due spunti per collegare gli hyksos al libro delle invasioni ed anche alla bibbia, in quanto l\u2019unico figlio maschio di Amenofi \u201cAmenemhat\u201d muore ancora bambino, mentre nella tomba del faraone \u00e8 stato ritrovato un vaso con un\u2019iscrizione della principessa \u201cHerit\u201d sorella del faraone degli Hyksos \u201cIpepi\u201d, una circostanza che fa supporre il matrimonio di Herit con qualche antenato di Amenofi, mentre nella necropoli romana di \u201cAlmu\u00f1ecar in Spagna, \u00e8 stato ritrovato un altro vaso di fattura egizia, recante un\u2019iscrizione che cita un fantomatico re, chiamato Aauserra figlio di Ra, e una sorella del re Ipepi chiamata \u201cTjarudjet, ma in questo caso non i pu\u00f2 escludere che Aauserra fosse un hyksos.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hyksos \u00e8 il nome attribuito dagli egizi agli invasori del delta del Nilo e considerando le differenze linguistiche tra i due popoli, non si pu\u00f2 escludere che si tratti della corruzione egizia di un etnico gaelico, derivato dalla radice \u201ciber\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per gli studiosi, gli hyksos sono un popolo sconosciuto, ma si sa che il faraone Seqenenra Ta\u2019o li definiva asiatici, i quali nel XVIII secolo a.C., si erano impadroniti del delta del Nilo, fondando un proprio regno, ed esigevano tributi dal faraone di Tebe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sa che gli hyksos adoravano Teshup, il dio del cielo urrita, il quale era adorato dagli hatti con di Taru, Tarhun per gli ittiti e Taranis per i celto liguri; ma in Egitto gli hyksos adorarono anche Seth il dio delle tempeste, in quanto era alleato di Ra (il sole) nella lotta contro il serpente Apopi, ci\u00f2 dovrebbe indicare che nutrivano anche un particolare affetto verso il sole, come nella tradizione ligure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da notare che dal teonimo Teshup, che in origine significava solo Dio, etimologicamente derivano altri teonimi che si riferiscono a divinit\u00e0 sincretiche di Teshup, come Taru Tarhun e Taranis, per i popoli di lingua proto europea, mentre nelle lingue semite possiamo identificare Zeus e Yeshua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fatto che gli egizi nutrivano una particolare avversione verso le persone dai capelli rossi, in quanto considerati figli di Seth, il dio cancellato dal panteon divino egizio perch\u00e9 adorato dagli hyksos, pu\u00f2 far pensare che gli hyksos avevano i capelli rossi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Recentemente \u00e8 stato accertato che Ramsete II (nato nel 1303 a.C.), i cui bisavoli erano contadini di Avaris (la citt\u00e0 capitale del regno hyksos), aveva la carnagione bianca e i capelli rossi, che tingeva, e anche sul volto della sua statua, sono evidenti i lineamenti caratteristici degli eurasiatici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In oltre i genetisti hanno accertato che anche il cromosoma \u201cY\u201d dei faraoni della XVIII dinastia vale a dire Tutankhamon, Amenofi, Ahmose, ecc., apparteneva all\u2019aplogruppo \u201cR1b\u201d originario dell\u2019Iberia caucasica e oggi diffuso in tutta Europa, conseguentemente il capostipite della XVIII dinastia Ahmose essendo un discendente della XVII dinastia ci dimostra che anche questi ultimi avevano origini iberiche, ci\u00f2 coincide anche con le affermazioni dello storico egiziano Manetone il quale sosteneva che: alcuni faraoni della XVII dinastia erano hyksos.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Manetone pur essendo nato 1300 anni dopo l\u2019epoca degli hyksos, aveva a disposizione notizie pi\u00f9 attendibili di quanto ne abbiano oggi gli archeologi, pertanto \u00e8 da prende in considerazione pi\u00f9 di tutti, perch\u00e9 quello della XVII dinastia, fu un periodo politicamente molto instabile, tanto che oggi gli studiosi faticano a identificare i veri componenti di quella stirpe e delle precedenti, pertanto le affermazioni di Manetone, con il DNA di Ahmose (R1b1a2 SNP R-M269) , attribuiscono una notevole credibilit\u00e0 alla leggenda di \u201cGalambh\u201d, che sposa la figlia di un faraone, e come dice il DNA diventa re dei tebani, forse non sar\u00e0 stato \u201cGalambh\u201d, in persona, ma un suo discendente, ma indubbiamente gli hyksos erano caucasici, e uno di loro \u00e8 diventato faraone di Tebe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un altro punto a favore dell\u2019origine indoeuropea degli hyksos, \u00e8 il carro da guerra trainato dai cavalli, del quale i caucasici della steppa erano gli inventori, un\u2019arma allora sconosciuta agli egizi e ai semiti, la quale fu determinante nella conquista dellla Siria, del Retenu da parte dei Mitanni e quindi avrebbero conquistato anche il delta del Nilo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tanto che gli egizi, per riconquistarloil delta dovettero a loro volta dotarsi del carro da guerra, e se per gli hyksos era stata una scelta di ordine pratico, per gli egizi fu una soluzione di alta ingegneria, in quanto con un sapiente posizionamento dell\u2019asse delle ruote, riuscirono a ottenere una maggiore velocit\u00e0 del mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il legame degli hyksos con i cavalli, mi fa pensare che sia all\u2019origine del loro etnonimo, infatti alcuni lemmi greci che sono radici anche di parole italiane come Ippico ed equestre, presentano un\u2019affinit\u00e0 etimologica dell\u2019etnonimo Hiksos con con gli aggettivi e i sostantivi che fanno riferimento al mondo dei cavalli come per esempio lo ionico \u201cikkos\u201d, e l\u2019eolico \u201cikfos\u201d, oppure il sanscrito \u201cakuas\u201d, o \u201cakvas\u201d, da cui il greco \u201cok\u00f9-s\u201d, sinonimi di veloce, un riferimento alla velocit\u00e0 dei cavalli, ai quali possiamo&nbsp; aggiungere anche il latino \u201cequus\u201d, e il celtico \u201cepos\u201d, sinonimi di cavallo, e a ci\u00f2 bisogna associare anche il suffisso \u201cos\u201d caratteristico delle lingue indoeuropee pre elleniche<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tecnologia a parte, i caucasici prima di arrivare in Egitto si insediarono in Siria e nel Retenu (Cananea o Palestina), regioni allora popolate dai semiti, i quali com\u2019era nelle loro tradizioni si lasciavano integrare dalle civilt\u00e0 superiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come succedeva a tutti i popoli, a migrare erano sempre le nuove generazioni, tranne i primogeniti, i quali rimanevano con gli anziani, perpetuando la loro cultura attraverso i figli e i loro discendenti, i quali a loro volta potevano integrarsi con altri popoli.<br>Una testimonianza di ci\u00f2 cono i filistei, nome ebraico di un popolo che gli egizi chiamavano Peleset, sinonimo di pelasgi, mentre i fenici sono stati un esempio di integrazione tra semiti e pelasgi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Milesi sta per \u201c Figli di Mil Esp\u00e0ina\u201d cio\u00e8 \u201cfigli del soldato Esp\u00e0ina\u201d(Galamh), al quale Mos\u00e8 avrebbe profetizzato la conquista della penisola iberica, da parte dei suoi discendenti, che in suo onore chiameranno Spagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In proposito va ricordato che a Scone (Perth) in Scozia, \u00e8 conservata la \u201cPietra del Destino\u201d, un parallelepipedo di arenaria rossa, sul quale, secondo la tradizione cristiana, Giacobbe avrebbe avuto una visione divina, mentre la frattura che la contraddistingue, le sarebbe stata causata da Mos\u00e8, mentre tentava di trasformarla in un contenitore di acqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi Figli di Mil sono gli stessi iberi che avrebbero vissuto in Spagna indisturbati per almeno mille anni, fino all\u2019arrivo dei cartaginesi, dei romani e dei galli, conseguentemente a ci\u00f2, la loro lingua rimase per molti secoli senza subire influenze di lingue aliene, tanto che ancora oggi, la lingua spagnola, anche se latinizzata, risente in modo evidente il retaggio di una lingua affine al greco, dotata del caratteristico suffisso \u201cos\u201d comune anche alla lingua greca antica e moderna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da considerare anche l\u2019affinit\u00e0 etimologica tra \u201cIberia\u201d e il nome celtico dell\u2019Irlanda \u201cweri\u201d, dal quale deriva l\u2019attuale Eire; \u201cHibernia\u201d, per greci e romani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 Mill e milesi sono una forzatura latina di un termine gaelico, che oggi si pu\u00f2 trovare nel nome di persona gaelico scozzese \u201cMaoilios\u201d, che significa \u201cservo di Ges\u00f9, dove il prefisso \u201cMaoil\u201d, significa: \u201cDiscepolo\u201d, \u201cDevoto\u201d, o \u201cServo\u201d, mentre mi sembra evidente che il suffisso ios voglia indicare un dio o specificatamente Wilios, quindi in origine Maoilios indicava un servo o un guerriero al servizio di dio, se non direttamente lo stesso \u201cWilios, poi diventato Ges\u00f9 con il cristianesimo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un esempio ce lo possono offrire gli Ittiti, un popolo coevo e culturalmente affine agli iberici dell\u2019et\u00e0 del bronzo, i quali avevano l\u2019abitudine di adottare le divinit\u00e0 dei popoli conquistati, pertanto nelle loro preghiere li citavano con la frase: \u201cI Mille Dei\u201d, un esempio \u00e8 la citt\u00e0 di Mileto, che nel XIII secolo chiamavano \u201cMillawanda\u201d, sinonimo di mille regine\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bisogna considerare che Milesi sono anche i cittadini di Mileto, citt\u00e0 fondata nel X secolo a.C. in Anatolia in riva all\u2019Egeo, ma esistono documenti ittiti del XIII secolo a.C., che citano una citt\u00e0 della Caria, chiamata \u201cMillawanda\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Considerando che durante l\u2019et\u00e0 del ferro Mileto ha fondato numerose colonie, \u00e8 possibile che i milesi siano arrivati in Irlanda solo IV secolo a.C., con i danai e i liguri.<br>Sull\u2019origine del Toponimo Mileto, la leggenda vuole che sia quello del suo fondatore, un figlio di Apollo, e forse siamo vicini alla realt\u00e0 in quanto essendo Mileto in Anatolia,&nbsp; il dio sarebbe&nbsp; Windos , per cui potrebbe chiamarsi&nbsp; Mil o Milios mentre per assonanza si pu\u00f2 fare riferimento al monte Micale, situato di fronte alla citt\u00e0, indicato come sacro a Poseidone dio del mare, e dei cavalli, ma Poseidone non era una divinit\u00e0 Anatolica quindi Micale doveva essere il nome del fondatore di Mileto o il suo nome primitivo, precedente alla colonizzazione ellenica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma nel territorio circostante a Milazzo, una colonia di Mileto risalente all\u2019et\u00e0 del bronzo, dove tra la Valle del Niceto e il fiume Crati, troviamo la pianura pi\u00f9 fertile di Sicilia, dove abbondano i toponimi con il prefisso Mil, quindi bisogna anche considerare che in epoca pre ellenica mil era il nome del miglio, uno dei primi cereali ad essere coltivato, da ricordare anche una variet\u00e0 di frumento chiamata: Tritum Militinae, pertanto Mil poteva essere il nome di una divinit\u00e0 del miglio, poi sostituita da Cerere la dea dei cereali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A fronte di quanto ho qu\u00ec sopra disquisito, devo rilevare che l\u2019aggettivo \u201cK\u00f2ti\u201d, nella lingua bengalese (lingua di origine indo ariana), indica un\u2019unit\u00e0 del sistema di numerazione indiano, che corrisponde a dieci milioni, e non a caso si traduce in inglese e francese nella forma di \u201cmillion\u201d, \u201cmillionen\u201d, in tedesco, \u201d mhilli\u00f9n\u201d, in irlandese, \u201cmillean\u201d, in scozzese, \u201cmiliwin\u201d, in gallese, fa eccezione l\u2019italiano, nel quale k\u00f2ti si traduce in \u201ccrore\u201d, un aggettivo che comunque mostra una affinit\u00e0 etimologica con il greco coti uno degli etnonimi che i greci hanno attribuito alle varie popolazioni di origine caucasica.<br>Pertanto si pu\u00f2 concludere che i gaelici si definivano \u201cMilesi\u201d come figli di una divinit\u00e0 dei cereali chiamata Mil, i danai come figli di Danu mentre \u201ccoti\u201d, \u201cdanai\u201d, \u201calbani\u201d, \u201cliguri\u201d \u201cachei\u201d, \u201ciberi\u201d, ecc., fanno riferimento a divinit\u00e0 tutt\u2019ora sconosciute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece gli appartenenti all\u2019aplogruppo \u201cR1a\u201d, che i greci chiamavano Sciti, sarmati o alani, si diffondevano lungo il bacino del Volga e l\u2019India.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">. Di questo ramo indoeuropeo, ci rimane solo una forte testimonianza nella civilt\u00e0 di Samara, una citt\u00e0 risalente al 6500 a.C., situata alla confluenza dell\u2019omonimo fiume nel Volga, da dove parti la IV ondata kurgan cio\u00e8 i Galli, che risalirono il bacino del Volga fino a raggiungere il Baltico, e da li si espansero, spingendo i danai verso la Francia, e gli scandinavi sempre pi\u00f9 a nord,&nbsp; andando a formare con gli scandinavi, gli slavi e i danai rimasti nel territorio, quello che diventer\u00e0 il popolo dei germani vale a dire dei fratelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In tema di genetica,&nbsp;bisogna fare i conti anche con le madri, infatti, l\u2019Europa possiede una linea genetica materna esclusiva, che si identifica con l\u2019aplogruppo mitocondriale \u201cH\u201d, ancora oggi presente nella popolazione dei vari stati europei in una percentuale che varia tra il \u201c40 e il 50 %\u201d; nel Galles si arriva anche al 60% della popolazione, Sardegna 50 e Italia 40. Si tratta di un gruppo antico originatosi anch\u2019esso durante l\u2019era glaciale, quindi come gli scandinavi e gli alpini fortemente acclimatato al freddo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rino Sommaruga<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Copyright 2019 Rino Sommaruga<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">rinosommaruga@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia degli indoeuropei ha inizio almeno 20.000 anni fa, quando secondo gli studiosi di genetica, si manifesta una mutazione genetica del cromosoma Y che viene indicata come aplogruppo R1 Ci\u00f2 sarebbe avvenuto nell\u2019Asia siberiana nei pressi della confluenza del fiume Samara nel Volga, luogo gia individuato dall\u2019archeologa e linguista Marjia Gimbutas, la maggiore esperta &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/europei.cloud\/?p=7\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;I Caucasici&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"audio","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-7","post","type-post","status-publish","format-audio","hentry","category-uncategorized","post_format-post-format-audio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7"}],"version-history":[{"count":25,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":746,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7\/revisions\/746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/europei.cloud\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}