I Balcani E IL Nord Europa

Finora ho trattato gli argomenti relativi all’Europa Occidentale per il semplice fatto che abbiamo a disposizione le opere letterarie degli autori antichi, i quali oltre a parlarci delle loro civiltà di appartenenza, ci hanno tramandato anche gli usi e costumi dei popoli nordici, mentre gli unici riferimenti ai popoli che nelle epoche primitive hanno abitato l’Europa Nord Orientale , li possiamo trarre dalla genetica e dall’archeologia.

Il primo dato genetico ci indica che i Balcani sono abitati da gente il cui cromosoma “Y” appartiene al ceppo genetico “I2”, discendente dal più antico “I1” , formatosi già 27.000 anni fa, che non a caso lo ritroviamo nella sua forma primitiva in “Scandinavia”. La diffusione di questi due cromosomi in pratica ricalca le orme della migrazione dell’uomo dopo la fine dell’ultima era glaciale.

Il cromosoma “I” è una delle due mutazioni genetiche che hanno interessato due gruppi di individui, che originariamente discendevano dal ceppo patrilineare “K”, i quali si sono allontanati dall’India in epoche molto remote, sicuramente prima di 10 mila anni fa.

Oggi l’aplogruppo “K” assieme al suo antenato “H” è ancora presente in india. All’aplogruppo “H” appartengono gli zingari, che con il loro nomadismo lo hanno diffuso anche in Europa.

E appunto il gruppo “I”, dopo aver attraversato il Caucaso ha gradualmente risalito le rive del Danubio, del Volga, del Don e del Bug, fino a raggiungere la Scandinavia e l’Inghilterra. Mentre l’altro gruppo, il “J”, ha attraversato la Siria per raggiungere la penisola araba, che allora era una ricca savana scarsamente abitata, e si è diviso negli aplogruppi “J1”, arabi, e “J2”, siriani.

La mutazione genetica che ha dato vita all’aplogruppo “I2”, ha preceduto o è stata coeva con l’espansione della cultura della ceramica lineare 5500-4500 a.C., della quale troviamo tracce a Nitra, in Slovacchia, Bylany Boemia, Langweiler Germania, Brunn am Gebirge Austria, in particolare spicca il comune di “Elsloo”, in Olanda, situato lungo la Mosa.

In seguito arriveranno i primi portatori del cromosoma R, appartenenti alla cultura della ceramica cordata, meglio conosciuta per l’ascia da guerra che contraddistingueva le loro sepolture.

Erodoto la chiamava “Sagura”, altri “Sagara o Segura”, era l’arma preferita dai guerrieri persiani, da sagura dovrebbero derivare l’italico “Scure”, e il lombardo “Sigûrìi”, diminutivo di “Scür”.

Si tratta di un popolo di guerrieri forse i primi danai, provenienti dalla steppa pontica e dall’area del mar Caspio, che sottometteranno le popolazioni contadine che abitavano i Balcani, e che andranno a colonizzare anche la Danimarca e la Bretagna, diffondendo la lingua indoeuropea.

Elsloo è anticamente attestato con il nome di “Elisla”, e sembra indicare la divinità caucasica “El”, inizialmente adorata anche dai semiti (un retaggio delle antiche origini comuni), o un Elisio, il paradiso dei Vedici, non a caso il nome moderno Elsloo è composto dalla particella “Els”, che in olandese significa “Ontano”, e dalla particella “loo”, la quale indica un: “bosco situato su un terreno alto”, quindi dovrebbe trattarsi di un bosco sacro di ontani, una tradizione preistorica simile alle Moots Hill scozzesi e alle Mutere venete, collinette artificiali realizzate con la terra rossa, che i paleoveneti chiamavano”Altnoi”, sinonimo di altare.

Nella Grecia pre ellenica era adorata anche un’altra Grande Madre chiamata Eilèithyia; una divinità primordiale, adorata sicuramente dai micenei, che l’hanno citata in numerose tavolette in lineare B ritrovate a Cnosso, e potente al punto di essere introdotta nel pantheon olimpico come sorella di Giove, chiamata “Ilizia”, quindi dobbiamo supporre che le “Els” dei Balcani siano la stessa entità della Eilèithyia dei micenei.

Da considerare anche le 4 Elsdorf presenti in Germania e una in Slovacchia, un toponimo che significa: “Villaggio di Els”, in olandese els è sinonimo di ontano, mentre in tedesco il sinonimo sarebbe “erle”, un nome affine a els frutto di una pronuncia diversa, quindi si tratta sicuramente di villaggi sacri a una divinità dell’ontano.

Considerando che l’ontano “Fearn”, per i celti “Alnus”, per i latini, abitualmente affonda le sue radici lungo le rive di fiumi e laghi, nei culti matriarcali era sicuramente più importante della quercia e dell’alloro, ed era sacro alla Grande Madre e alle divinità fluviali che in seguito l’hanno sostituita. Ne fanno testo i toponimi delle località fondate dai galli lungo le rive dell’Arno varesino, Arnate, Verghera (Vearn), Ferno, Samarate (Samara).

Significativo del toponimo è il nome del fiume toscano “Elsa”, caratterizzato da sorgenti di acqua tiepida, ricca di solfato di calcio, in prossimità delle quali sono state ritrovate tracce di insediamenti preistorici risalenti al IV millennio a.C., quindi possiamo ritenere che si trattava di sorgenti termali sacre a una divinità della salute. In Germania, una leggenda medioevale parla di una strega pelosa, che viveva nei boschi, chiamata “Else”, la quale immergendosi nelle acque di una sorgente magica, diventava la donna più bella del mondo.

La leggenda sembra chiaramente ispirata da una tradizione preistorica, legata al culto della Grande Madre Terra, e al ciclo delle stagioni, strega d’inverno, fata bellissima d’estate. Un culto nel quale si può identificare anche la celtica “Morrigan”, anche lei una divinità dell’ontano, la quale si presentava sotto due opposte entità: nera come la corteccia dell’ontano nero, nella veste di dea della morte, e rossa (marrone) come i semi dell’ontano comune, in veste di dea della vita.

Anticamente non si distinguevano le tonalità del colore, pertanto era rosso tutto ciò che andava dal colore rosa al marrone, quindi la designazione di rosso era accompagnata da un aggettivo indicativo che nel caso della Morrigan era il colore dei semi, i quali essendo il principio della vita, simboleggiavano naturalmente il legame tra la dea e le nascite animali e vegetali.

Anche la Morrigan è entrata nella tradizione medioevale con il nome di Morgana, il cui nome significa: “Regina della Palude”, anche questo è un personaggio ambiguo, un po strega, un po fata; infatti Artù sta ancora aspettando che gli porga la mela della resurrezione, inviatagli da Merlino. La Radice “El è continuata anche dal nome dell’isola d’Elba, che per gli etruschi significava ferro, infatti il nome dell’ontano, per via della durezza del legno, era diventato il nome del ferro, in modo particolare Fearn.

Da aggiungere che il territorio era popolato dai liguri “ilvates”, i quali sarebbero stati acculturati dai mercanti di Tiro, dando vita alla civiltà etrusca. Curioso era anche il nome greco dell’isola, “Aithàleia”, derivato dal termine “Aithàlè”, sinonimo di fuliggine, sicuramente quella prodotta dall’estrazione del ferro, ma che richiama anche il nome dell’Italia

Il teonimo “El” è ripreso anche dal fiume Elba, lungo il corso del quale, nella Brughiera di Lunenburger, poco prima di Amburgo, sono state ritrovate tracce della cultura della ceramica cordata, che ha interessato il Nord Est Europeo tra il 3200 e il 2900 a.C. Lunenburger non presenta tradizioni o ritrovamenti archeologici che ci possano testimoniare la sua preistoria, ma nel toponimo presenta la radice “Luna” la quale era sacra a molte divinità, inizialmente al sumero Nanna poi divenuto Hubal per i semiti, adorato dagli arabi fino all’avvento di Hallah, alcuni ritengono che Hallah e Hubal siano la stessa divinità, tanto che la pietra nera, dimora di Hubal, è ancora adorata nella Ca Ba di La Mecca.

Nella cultura vedica la Luna diventerà sacra a divinità femminili, come Athena, Artemide, Diana, Ecate, Belisama ecc., mentre per le grandi madri e le divinità dell’amore, sarà sacro il pianeta Venere.

La cultura della ceramica cordata presenta le prime caratteristiche della civiltà indoeuropea, non a caso è detta anche ”Cultura dell’Ascia da Combattimento”, segno evidente che una casta di guerrieri si è sovrapposta ai pastori e contadini primitivi che avevano popolato i Balcani e la Scandinavia.

Gli studi sulla paleoclimatologia, ci dicono che tra gli 8 mila e i 4 mila anni a.C., la temperatura media del pianeta, si era alzata di ben 4 gradi rispetto a quella attuale; questo spiegherebbe la presenza dell’agricoltura in Scandinavia.

Con l’arrivo di una casta guerriera il culto matriarcale viene accantonato per far posto a una divinità della guerra; la scarsa documentazione storica e archeologica ci indica “Perun”, come divinità supreme dei protoslavi, e alcuni lo indicano come successore di Varuna, come dio del tuono sarebbe Indra.

Omonimo di Perun per i germani era Thor, che nelle regioni baltiche era chiamato anche Punraz, e Pòrr , tutti sinonimi di tuono mentre in Lituania come massima divinità emergeva “Perkunas”, il dio della quercia il cui teonimo è originato dal nome proto indoeuropeo della quercia: “Perkwu”, presente anche nella pianura Padana con il toponimo Pertusella

Infatti,la civiltà dell’ascia da combattimento non è altro che la diffusione della cultura di “Yamna”, la quale a sua volta continuava la civiltà di Samara VI-V millennio a.C., si tratta un villaggio situato alla confluenza del fiume Samara nel Volga.

Secondo l’archeologa e linguista Marija Gimbutas (teoria accettata da tutti), Samara era la patria della cultura indoeuropea, e da Samara sarebbero partiti i primi clan di ariani che hanno colonizzato il bacino del Volga, del Dnepr, del Bug e del Don, fino alle rive del Baltico, sottomettendo le pacifiche popolazioni autoctone, cancellandole così dalla storia, fino a quando la caduta dell’impero romano ha spalancato loro le porte dell’Europa occidentale.

Samara è anche il nome di un fiume che affluisce nel Volga proprio nei pressi dell’omonima città e di un affluente di sinistra del Dnieper in Ucraina, e che ritroviamo anche come nome gallico del fiume Somme in Francia, e della cittadina di Samarate “Samarà” in dialetto, località in provincia di Varese posta sulle rive dell’Arno varesino, un altro fiume che porta il nome dell’ontano, originato dal latino “Alnus”, a sua volta derivato dall’indoeuropeo “Fearn”,

In Europa esistono molti toponimi che contengono la radice indoeuropea “arn” in quanto si tratta di luoghi dove si adoravano le divinità dell’ontano.

            Da considerare anche una corruzione di Samara in Tamara, o viceversa riscontrata in un fiume nella Galizia spagnola, oggi chiamato Tamre e anche nell’idronomo Tamesis, nome primitivo del Tamigi.

            Lo stesso possiamo dire dell’italiano Tanaro, chiamato “Tana” o “Tânar”, in dialetto piemontese, due richiami ad antichi idronomi al femminile che attirano l’attenzione degli storici sul fatto che il Tanaro è più lungo del Po, del quale costituisce il primo affluente, pertanto gli spetterebbe il titolo di fiume più lungo d’italia.

Idronomi come Tamara, Tanaro e Tamesis, richiamano il monte Tamaro, la montagna greca sacra a Zeus e sede del suo oracolo più importante (Dodona), in quanto sul monte Tamaro il culto di Zeus è stato preceduto da quello di una grande madre pelasgica, che gli elleni identificavano con Dione madre di Afrodite.

            Un monte Tamaro esiste anche al confine tra l’Italia e la Svizzera, posto al vertice della valle Veddasca, luogo particolarmente ricco di incisioni rupestri di natura vedica.

Quindi Samara deve essere considerata una divinità fluviale degli ariani, della quale al momento non si hanno evidenze archeologiche e letterarie, ma che era adorata dai galli, i quali con ogni probabilità erano figli di padre ariano e madre schiava, e come tali non potevano entrare a far parte della casta dei guerrieri, ma erano liberi di fondare i propri clan e colonizzare nuove terre.

Ciò sembra confermato anche dal fatto che Ia Samara francese e la città di Samarabriva (Amiens) erano posti nella Francia Belgica, territorio sottoposto all’influenza culturale degli ariani chiamati anche norreni, e luogo di provenienza dei galli, i quali dopo aver colonizzato il Belgi, hanno iniziato la colonizzazione della Francia, per poi giungere in Italia.

In oltre sarebbe ipotizzabile anche un collegamento con Saoconna divinità del fiume francese Saona e si presume anche della città di Savona.

Dopo il ”Dagda”, la principale divinità dei norreni, i guerrieri adoravano in modo particolare Bran, il dio che faceva risorgere gli eroi morti in battaglia, immergendoli nel proprio pentolone, e al quale era sacro l’ontano.

Ovviamente le migrazioni verso nord avvenivano seguendo il criterio dell’espansionismo per necessità, del quale si rendevano artefici i secondogeniti e le generazioni successive, i quali dovevano migrare in cerca di nuovi pascoli e terre da coltivare, mentre il capofamiglia e il primogenito si insediavano in pianta stabile sul territorio.

Così facendo, mentre i migranti si insediavano in terre disabitate, e non si mischiavano con altri popoli, mantenendo inalterato il loro codice genetico, quelli rimasti sulle terre patrie, in seguito dovettero confrontarsi e integrarsi con nuove popolazioni, sempre provenienti dal Caucaso, i quali erano portatori di un nuovo cromosoma “Y” presente in due forme diverse, il ceppo “R1a”, gli ariani, e il ceppo “R1b”, gli albanesi, in Italia conosciuti come albani, popolo che con gli iberi aveva già invaso la Spagna, e che sono sono da considerare gli antenati degli europei moderni.

Quindi la mescolanza tra proto scandinavi e ariani avrebbe prodotto una mutazione genetica che ha originato la stirpe slava, ed Il fatto che non ci siano giunte notizie dei proto slavi fino al Medio Evo, fa pensare che siano stati sottomessi da una casta ariana, e ciò lo possiamo dedurre anche dal nome etnico Slavi che in tutte le lingue si traduce in schiavi o servi.

Un esempio sulla mescolanza tra ariani e balcanici ci viene dai “vandali”, un popolo barbaro definito di stirpe germanica proveniente dalla Polonia. Invece questo popolo, che alla caduta dell’impero romano d’occidente, costituì il regno dei vandali, che comprendeva Tunisia Sicilia e Sardegna, nell’isola sarda ha lasciato un cospicuo patrimonio genetico appartenente al ceppo slavo “I2”.

Quindi i vandali sono da considerare la prima manifestazione di un popolo di guerrieri slavi.

Adoravano una divinità chiamata Tuisto o anche Tuistone che significavano “Doppio” o “Doppia Pietra”, e in quanto aveva generato da solo il figlio Manno, era considerato un ermafrodita, ma il tutto viene contraddetto dal fatto che Tuisto nasce dalla terra, e quindi ci riporta alle origini contadine degli slavi e al culto della Grande Madre.

A sua volta il nome Manno deriverebbe dal protogermanico “Mannaz”, sinonimo di “uomo”, quindi considerando che gli slavi provenivano dall’india, Manno lo possiamo associare a Manu che nella tradizione induista è il primo uomo sulla terra.

A riprova della sovrapposizione dei germani sugli slavi possiamo considerare il nome Carlomanno”, il quale non è altro che l’unione di due elementi con lo stesso significato, ma appartenenti a due lingue diverse, in quanto il prenome Carlo “Karl” anche lui significa “Uomo”, ma è di tarda origine germanica.

Lo stesso si può affermare dei Longobardi i quali però erano venuti a contatto con i Goti, i quali provenivano dalla Svezia, e quindi tra loro c’erano portatori del cromosoma “I”, pertanto non si possono definire veri e propri slavi. In realtà i longobardi erano un insieme di clan appartenenti a etnie diverse, e lo dimostra anche la formazione di ducati indipendenti, mandati in Italia dal duca di Baviera, l’ariano Garibaldo, padre di Teodolinda, per scacciare i Goti, sostenitori dello strapotere dei patriarcati bizantini, i quali prevaricavano l’autorità del papa.

A tutti è noto il matrimonio di Teodolinda con due re longobardi, mentre gli storici hanno invece sottovalutato la nomina del fratello di Teodolinda Garibaldo (come il padre), a duca di Asti, e soprattutto l’omicidio del figlio Adaloaldo appena divenuto re, il che mette in evidenza la volontà dei longobardi, ormai diventati potenti, di liberarsi del giogo ariano.

Il toponimo della città di Varsavia ha come prefisso l’indoeuropeo “Var” che gli studiosi ritengono voler indicare un luogo ricco di acqua e difatti il nome del fiume Vistola che la attraversa sembra confermarlo.

            Il nome della città avrebbe origine da una leggenda che unirebbe il nome del pescatore “Wars”, con quello della sirena “Sawa”, la quale appare nello stemma della città impugnando una spada e uno scudo.

In realtà l’aggettivo Wars è un sinonimo di guerra e ciò è confermato proprio dall’atteggiamento della sirena, la quale essendo una creatura marina non può far altro che richiamare le divinità del mare come Poseidone o lo slavo Veles, Weles in polacco, diretto alter ego di Varuna, il cui culto si è tramandato fino all’arrivo del cristianesimo, e dal quale avrebbe preso il nome la Vistola.

            Da considerare anche il protoindoeuropeo “Wer”, che avrebbe avuto il significato di coprire, il quale sarebbe all’origine del teonimo Varuna in quanto la divinità era anche signore del cielo che copre la terra; quindi l’etimo Wer si potrebbe derivare dalla lingua parlata dai primi nordici, quelli che appartenevano alla linea genetica del gruppo “I” del cromosoma “Y”, che ha preceduto l’arrivo degli ariani, portatori della cultura indoeuropea.

Per etimologia bisogna citare anche il fiume “Warta” il quale dà il nome anche a una città, ciò conferma l’ipotesi di una divinità il cui teonimo inizia con il prefisso “War”, la Warta è un fiume che sorge nella Slesia lungo più di 800 Km ma che affluisce nell’Oder, un fiume più corto ma che corrisponde al messapico “Odra”, il quale significa Ydra sinonimo di acqua.        

            La leggenda potrebbe essere stata originata dal fatto che nei pressi di Varsavia il Narew confluisce nella Vistola, quindi idealmente il simbolismo degli slavi di allora potrebbe aver indotto la gente ad immaginare un matrimonio tra due divinità.

            L’idronomo Sawa lo troviamo anche in un affluente del Danubio, quindi possiamo supporre l’esistenza di una divinità dei fiumi con questo nome, anche se non possiamo escludere una corruzione di Samara.                   

            Sul nome primitivo del Narew però esistono dei dubbi, in quanto a sua volta ha come affluente un fiume importante come il Bug Occidentale, il quale pur avendo una portata d’acqua inferiore, se consideriamo il tratto in comune che confluisce nella Vistola sarebbe più lungo del Narew e anche della Vistola, se facciamo la stessa comparazione, come abbiamo già visto nel caso del Tanaro e del Po.

            Quindi il Bug, il cui nome dovrebbe significare “Arco”, forse perché scorre parallelo all’arco disegnato dai monti Carpazi, sorge in Ucraina, all’interno della Polesia, un immenso altipiano paludoso situato ai piedi dei Carpazi, il cui toponimo tradisce una grande affinità etimologica con l’italiano Polesine, un altro territorio paludoso

Questo fiume nell’antichità doveva essere molto importante per la diffusione della cultura indoeuropea, in quanto sorge sullo spartiacque che nel territorio transcarpatico divide il bacino imbrifero del Mar Nero da quello Baltico, pertanto era un facile percorso che permetteva alle popolazioni della pianura caucasica, quelli che i greci chiamavano Sciti, di migrare verso nord, quindi è ipotizzabile che Bug  sia un nome postumo che ha sostituito un idronimo precedente  che faceva riferimento a una divinità femminile caucasica o persiana come Samara o Danu, o forse la stessa Sawa.

            Infatti la Podolia è situata all’interno di un vasto territorio chiamato Rutenia (la Scizia dei greci), un toponimo che ha generato il nome alla Russia, in quanto Rutenia è un nome di luogo originato dalla radice indoeuropea “Rud” o “Rut”, che aveva il significato di rosso da cui ha origine anche l’etnonimo virgigliano “Rutuli” o anche il nome dell’isola di Rodi, ma a mio parere bisogna considerare anche il lombardo “Rus”, il quale sarebbe la radice più appropriata per il nome della Russia e della Rutenia.

            Ovviamente in origine rut era un’indicazione molto vaga e individuava una gamma di colori che andava dal giallo al marrone, per questo era accompagnato da un comparativo, come per esempio: il nome della rosa per indicare un rosso chiaro, oppure vermiglio (i vermi dai quali si ricavava il colore rosso) per indicare il rosso cupo del sangue, come usava dire Omero nel descrivere la morte di un guerriero: “il vermigliar del petto”.

E nell’antichità i persiani e gli ariani si distinguevano proprio per il colore dei capelli, rossi, o biondi, o castani, caratteristica dalla quale sarebbe nato l’etnonimo ruteni, quindi possiamo pensare che anche il Bug Occidentale essendo la via transcaucasica che i persiani (sciti o ruteni) e gli ariani percorrevano nelle loro migrazioni verso nord, avesse il nome di una divinità persiana come Danu o simile alla per ora misteriosa Samara adorata dagli ariani, forse La Sawa della tradizione polacca.

Un altro gruppo genetico storicamente presente in Europa è il patrilineare “N” il quale avrebbe avuto origine tra i 15 e i 20 mila anni fa, in Indocina o nel sud della Cina, lungo il fiume “Liao”, chiamato anche Fiume Madre. Diffuso in tutta l’Asia orientale sarebbe giunto in Europa attraverso la Siberia e i monti Altai arrivando fino in Finlandia.

Da citare i graffiti rupestri risalenti al 4200 a.C., ritrovati nella contea di Finnmark, estremo nord del paese, attribuiti ai “Komsa”, una civiltà dell’età della pietra, 8000 a.C., i quali praticavano lo sciamanesimo e usavano l’orso come animale totemico, una tradizione continuata ancora oggi, che vede l’orso come simbolo della Russia.

Attraverso le migliaia di graffiti presenti in tutta la contea, gli archeologi hanno potuto ricostruire la progressiva introduzione ed evoluzione di culture ariane. Infatti, entrati in contatto con le culture del Volga, i proto finnici si mischiano con gli ariani “R1a”, cultura di Kama o della ceramica a pettine VI-V millennio a.C., dando origine al suo sottogruppo “N1c”, dal quale si sviluppano ulteriori sub cladi distribuite in tutta la Russia, comprese: Ucraina, Bielorussia, Polonia, e gli altri paesi baltici. Oltre ai finnici, sui monti Altai tra gli altri si sviluppano le tribù turche e tartare, come i cosacchi, per esempio. Questi popoli parlano oltre 60 lingue definite Uralo-Altaiche, generate dalla fusione dell’antico Manciù, con l’indoeuropeo degli ariani.

Rino Sommaruga

Copyrigth 2019 Rino Sommaruga

rinosommaruga@gmail.com

138 risposte a “I Balcani E IL Nord Europa”

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  4. Gli slavi sono i veri ariani e portatori del gene r1a .il gene l non c’è tra gli slavi ma tra gli occidentali sì! Siete voi gli schiavi slavo significa glorioso vittorioso.В началото беше словото и словото беше у бога и словото беше бог!

  5. слава тебе господи!
    sclavi e Slavi non sono la stessa parola!

  6. Prima di parlare dovresti informarti sulla diffusione del cromosoma Y allora sapresti che I1 caratterizza i popoli scandinavi ed è molto diffuso in Germania Polonia e Bielorussia, invece I2 è tipico degli slavi i quali sono così chiamati proprio perchè schiavizzati dagli Ariani portatori del cromosoma R poi mutato in R1a per i popoli della steppa e R1b per i mediterranei. Le lingue indoiraniche sono le uniche lingue ancora parlate, che discendono direttamente dalla lingua indoeuropea primitiva, che secondo Marja Gimbutas era parlata nel territorio del fiume Samara. Questi sono i dati, se poi vuoi credere a quello che vuoi fa pure

  7. Purtroppo a partire dall’età del ferro non esistono tracce di popolazioni slave fino a dopo la caduta dell’impero romano, mentre gli Illiri portatori del cromosoma R1b non erano slavi o sclavi, ma Albani, provenienti dal Caucaso,(Azerbaijan) che i greci chiamavano Albania. Ciao

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